Scomparsa di Sonia Marra. Riparte il processo

Dinanzi ai giudici della Corte d?Assise di Perugia è¨ ripreso il processo per la scomparsa di Sonia Marra, la giovane studentessa salentina svanita nel nulla nel 2006. Secondo la teste, la 25enne prima della scomparsa era preoccupata.

«Negli ultimi tempi Sonia era cupa e sfuggente, qualcosa sembrava turbarla. Notai che quando doveva leggere o inviare un messaggio con il suo cellulare si allontanava. Poco prima della scomparsa mi disse che le erano capitate più cose negli ultimi quindici giorni che in tutta la sua vita».

«E cosa voleva dire?» chiedono in aula.
 
«Non lo so, non me lo ha mai spiegato. Nell’ultimo periodo prima della sua scomparsa era più sfuggente del solito, ma non mi ha mai detto i particolari. Io la rispettai, ma ora ho un grande rammarico».  A descrivere Sonia Marra, la studentessa 25enne è Cristina Urbani, la donna che affittò alla giovane ragazza salentina la sua casa di Perugia e che prese il suo posto di lavoro.  

La Urbani è stata ascoltata come teste durante il processo ripreso, ieri mattina, dinanzi ai giudici della Corte d'Assise di Perugia. A sedere sul banco degli imputati è il 33enne di Marsciano, Umberto Bindella, a lui i pubblici ministeri Giuseppe Petrazzini e Angela Antonella Avila contestano le accuse di omicidio volontario e soppressione di cadavere.

Il mistero che ruota intorno alla vicenda della giovane salentina, dopo cinque lunghi anni, si infittisce sempre più e sembra lontana quella verità che a gran voce invocano la famiglia e tutta la comunità di Specchia che le ha dato i natali. Il quadro che emerge, ancora una volta, è quello di una giovane turbata da qualcosa prima della scomparsa. Nessuno, tra i testimoni sentiti fino ad ora in aula, sapeva esattamente cosa preoccupasse tanto la ragazza come nessuno sa dire dove si trovasse con esattezza Sonia nel periodo che va da febbraio ad aprile 2006. Non è certo né che si trovasse a casa sua in Puglia, né che fosse a Perugia a lavorare alla scuola di teologia di Montemorcino.

Come se non bastasse, alla domanda dell’accusa rappresentata dal pubblico ministero Giuseppe Petrazzini, se fosse a conoscenza dei rapporti intercorsi tra Sonia Marra e Umberto Bindella, l'impiegato 32enne di Marsciano accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere la donna ha risposto «ricordo che Sonia me lo presentò dicendo che erano amici e che a volte uscivano insieme. Mi sembrò che tra loro ci fosse confidenza» suscitando una forte reazione della difesa che hanno contestano alla testimone il perché non lo abbia detto prima. La Urbani fu una delle prime persone a entrare nell'appartamento della 25enne quella tragica sera, quando si sospettava che fosse al suo interno e che avesse avuto un malore. «Fui sorpresa – ha detto la donna ai giudici – dalla sporcizia e dal disordine, poiché Sonia era una ragazza molto ordinata e meticolosa».

L'udienza è stata aggiornata al prossimo 12 dicembre, data in cui saranno sentiti due tra i testi più attesi, la suora che raccolse la confidenza di Sonia su una possibile gravidanza e l'ex fidanzato della ragazza scomparsa. A quest'ultimo la Marra avrebbe raccontato di aver subito un'aggressione a Montemorcino. Tutto il processo sembra comunque ruotare intorno al rapporto tra la salentina e Bindella. Secondo le tesi dell'accusa, Sonia Marra aveva un legame con Bindella, conosciuto alla Scuola di teologia di Montemorcino, dove la studentessa collaborava come volontaria in segreteria.

Dalle indagini è emerso che la giovane, poco prima di sparire, aveva acquistato un test di gravidanza e prenotato una visita ginecologica, mai effettuata perché, ipotizzano gli inquirenti, tra i due potrebbe essere nata e poi degenerata una discussione forse legata proprio a una gravidanza indesiderata. A supporto di tale tesi i tabulati telefonici, che evidenziano telefonate e messaggi tra Sonia e Bindella che avrebbe anche confessato ad un amico di avere combinato "un casino". La cosa più triste in questa brutta vicenda, è che il corpo della ragazza ancora non è stato ritrovato.



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