Sentenza di assoluzione per il giudice Alessandro Silvestrini, accusato di corruzione in atti giudiziari per avere conferito, quando ricopriva il ruolo di presidente della sezione fallimentare del Tribunale di Lecce, una serie di incarichi per procedure esecutive immobiliari e fallimentari al commercialista leccese Massimo Bellantone, con la promessa che questi l’avrebbe ricompensato sponsorizzandolo presso alcuni componenti laici del Csm di centrodestra per la nomina a presidente del Tribunale.
Oggi, il gup Marcello Rotondi del tribunale di Potenza (competente per le ipotesi di reato riguardanti magistrati del distretto di Lecce), al termine del processo con rito abbreviato, che era stato richiesto dallo stesso Silvestrini, attraverso i propri legali, ha assolto l’imputato con la formula, “perché il fatto non sussiste”.
Per il giudice Alessandro Silvestrini, ormai in pensione, il pubblico ministero Vincenzo Montemurro in un’altra udienza aveva confermato le contestazioni e invocato una condanna a tre anni di reclusione.
“L’ assoluzione del dr Alessandro Silvestrini, con la più ampia delle formule, non ci sorprende”, affermano i suoi legali, gli avvocati Luigi Leonardo Covella e Leonardo Pace. “Era stata a suo tempo preannunciata dal giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Potenza, quando respinse la richiesta di misura cautelare (arresti domiciliari) avanzata dalla Procura della Repubblica di Potenza nei confronti del nostro assistito; poi dal Tribunale del Riesame presso la stessa sede giudiziaria, che respinse l’appello proposto dalla Procura…”.
E i legali sottolineano che “La sentenza di oggi, pur a lui favorevole, non cancella, però, l’amarezza per questi anni di indicibili sofferenze personali, sociali, professionali, mai del tutto compensate dagli attestati di stima che ha continuato a riscuotere, senza soluzione di continuità, per l’intero corso del processo. Processo affrontato fin dal primo giorno a testa alta, senza mai perdere la fiducia nei giudici che di volta in volta si sono occupati di lui”.
Assoluzione anche per Giuseppe Evangelista, al termine del rito abbreviato. Rispondeva di turbativa d’asta e corruzione in concorso. Quest’ultima accusa è stata riqualificata in tentata concussione e il commercialista da imputato è finito con l’essere indicato come persona offesa. Il giudice ha disposto però il proscioglimento e la restituzione dell’orologio Rolex in favore del giudice Pietro Errede. Invece, Evangelista è stato prosciolto dal reato di turbata libertà degli incanti.
La difesa di Giuseppe Evangelista, ha espresso la massima soddisfazione per la piena assoluzione nel merito.
Il giudice ha disposto il rinvio a giudizio, invece, per il magistrato della sezione esecuzioni e misure di prevenzione del Tribunale di Lecce, Pietro Errede, per l’avvocato Alberto Russi e per i commercialisti Massimo Bellantone e Marcello Paglialunga, accusati di presunti episodi corruttivi. Per molte contestazioni il giudice ha invece pronunciato il non luogo a procedere.
Il giudice Errede, a margine del rinvio a giudizio, ha dichiarato: “La montagna ha partorito un topolino. Finalmente è stato accertato che non esisteva alcun Sistema Errede”.
Invece, Bellantone dovrà rispondere del solo episodio estorsivo ai danni dell’ex sindaco di Carmiano, Giancarlo Mazzotta.
Il processo avrà inizio il prossimo 23 aprile davanti ai giudici del tribunale di Potenza.
Secondo quanto contestato dalla Procura lucana, Errede e Russi sarebbero stati i registi di un sistema per pilotare le nomine degli amministratori giudiziari in cambio di regali.
L’inchiesta prese le mosse nell’estate del 2021 dalla denuncia presentata da Saverio Congedo (oggi deputato di Fratelli d’Italia) che segnalò le pressioni ricevute dal giudice Errede e dall’avvocato Russi per la nomina dell’avvocato Antonio Casilli quale coadiutore nell’ambito della procedura di controllo giudiziario di due società che avevano ricevuto l’interdittiva antimafia.
Al termine dell’udienza preliminare, sono stati prosciolti il commercialista Emanuele Liaci e l’avvocato Antonio Casilli. Le difese esprimono anche in questo caso, la massima soddisfazione per l’esito dell’udienza.
Gli imputati sono difesi dagli avvocati: Amilcare Tana, Francesco Vergine, Michele Laforgia, Alberto Gatto, Luigi Suez, Enrico Chirivì, Donatello Cimadomo.
