Muore in casa dopo un intervento ambulatoriale di routine, disposta l’autopsia. Due medici indagati

Il 28 gennaio scorso, un 53enne si sottoponeva ad un intervento chirurgico per l’asportazione di una cisti al braccio sinistro, presso lo studio privato di un dermatologo.

La Procura apre un’inchiesta sul decesso di un 53enne originario di Matino, morto in casa, dopo un intervento ambulatoriale per l’asportazione di una cisti.

Il sostituto procuratore Paola Guglielmi ha intanto iscritto, come atto dovuto in vista dell’autopsia, i nomi dei due medici che hanno avuto in cura il paziente. La riesumazione della salma del 53enne avverrà nella giornata di lunedì e subito dopo il medico legale Alberto Tortorella eseguirà l’esame autoptico.

I familiari della vittima sono assistiti dagli avvocati Maurizio My e Michele Aprile che hanno nominato come consulente di parte, la dr.ssa Ilaria De Fabrizio. Invece, i due medici indagati per responsabilità colposa in ambito sanitario, sono difesi dagli avvocati Mauro Memmi e Cosimo Cavallo si sono affidati al dr. Roberto Vaglio.

I risultati dell’autopsia si conosceranno entro i prossimi 60 giorni. Il medico legale dovrà ricostruire la dinamica dei fatti e verificare eventuali responsabilità da parte dei due medici.

Le indagini hanno preso il via dalla denuncia dei familiari della vittima.

Nell’atto viene ricostruita la drammatica vicenda. Il 24 giugno del 2020, il 53enne, affetto da fibrillazione atriale si sottoponeva ad un intervento per l’installazione di un “loop recorder” (il monitor cardiaco che in una circostanza non avrebbe funzionato regolarmente), ma secondo quanto sostenuto dai familiari, non si sarebbe provveduto, come il caso avrebbe richiesto, all’inserimento di un defibrillatore. Intanto, l’uomo assumeva un farmaco per la prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica, come disposto dal proprio cardiologo.

E il 28 gennaio scorso, il 53enne si sottoponeva, invece, a un intervento chirurgico per l’asportazione di una cisti al braccio sinistro, presso lo studio privato di un dermatologo. E quest’ultimo richiedeva al paziente di confrontarsi con il proprio cardiologo per verificare la compatibilità dei farmaci già assunti con quelli che avrebbe dovuto prendere in vista del suddetto intervento.

E contattava lo specialista che, come lamentato dai denuncianti, comunicava solo con un mesaggio via WhatsApp di interrompere l’assunzione dell’anticoagulante, 48 ore prima dell’intervento.

Dopo l’operazione di routine, avvenuta verso le 9:30 del mattino e durata circa 30 minuti, gli veniva prescritta una cura antibiotica e il paziente veniva dimesso. Tornato a casa verso le 10:46, il 53enne si sentiva poco bene e diveniva paonazzo, assumendo un colorito violaceo. A quel punto veniva chiesto dai familiari, per due volte l’intervento del 118 a causa di forti fitte toraciche. Giunti sul posto, i sanitari provavano a effettuare alcuni massaggi cardiaci, fino all’arrivo di un’automedica, ma per l’uomo non c’era più nulla da fare. Ed i familiari lamentano l’assenza del defibrillatore e di un medico.

Saranno ora le indagini della magistratura a far luce sul decesso del 53enne che lascia la moglie e i tre figli.



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