Terremoto giudiziario nella politica e sanità pugliesi, chiesto il processo per Totò Ruggeri ed altri 22. Tutti i nomi

La richiesta di rinvio a giudizio porta la firma del pubblico ministero Alessandro Prontera. L’udienza preliminare è fissata per il 19 dicembre prossimo dinanzi al gup Sergio Tosi, presso l’aula bunker di Borgo San Nicola.

Chiesto il processo per l’ex assessore regionale Totò Ruggeri, dopo la maxi ‘inchiesta “Re Artù” che ha portato ad un terremoto giudiziario nel panorama politico e nella sanità pugliese. La richiesta di rinvio a giudizio porta la firma del pubblico ministero Alessandro Prontera. L’udienza preliminare è fissata per il 19 dicembre prossimo, dinanzi al gup Sergio Tosi, presso l’aula bunker di Borgo San Nicola.

Rischiano di finire sotto processo complessivamente 23 persone. Si tratta di Totò Ruggeri, 72enne di Muro Leccese, ex senatore ed ex assessore regionale; Antonio Renna, 57 anni, ex sindaco di Alliste; Mario Romano, 72 anni, ex consigliere regionale ed il figlio, Massimiliano Romano, 52 anni, ex consigliere provinciale, entrambi di Matino. I quattro vennero arrestati e ristretti ai domiciliari.

Rischia il processo anche l’ex direttore generale della Asl Lecce Rodolfo Rollo, 61 anni, di Cavallino, che è stato sospeso per un anno dall’incarico, con provvedimento del gip Simona Panzera. E poi, Pierpaolo Cariddi, 56 anni, l’ex sindaco di Otranto, raggiunto dal divieto di dimora in questo procedimento e sottoposto a misura cautelare in carcere assieme al fratello, Luciano Cariddi, nell’inchiesta sul presunto “sistema Cariddi”; l’ex dirigente comunale Emanuele Maggiulli, 56 anni, di Muro Leccese.

E ancora Mario Pendinelli, 57 anni, neo eletto sindaco di Scorrano ed ex consigliere regionale; Antonio Greco, 49 anni, di Carpignano Salentino; il medico Vito Elio Quarta, 77 anni, di Carmiano; il commercialista Giantommaso Zacheo, 50 anni, di Carpignano e l’imprenditore Fabio Marra, 55 anni, di Galatone. Risultano inoltre indagati a piede libero: Suor Margherita Bramato, 72enne di Tricase, direttrice dell’ospedale “Cardinal Panico”; il medico Luigi Marzano, 75enne di Leverano; Vito Caputo, 62enne di Nardò; Silvia Palumbo, 40enne di Racale; Michele Antonio Adamo, 66 anni di Nardò; Giuliana Lecci, 37enne di Montesano Salentino; Roberto Aloisio, 50enne di Maglie; Graziano Musio, 67 anni di Matino; Luigi Antonio Tolento, 37 anni di Soleto; Antonio Specchia, 37 anni di Serrano; Paolo Vantaggiato, 64 anni di Neviano.

Sono imputati, a vario titolo ed in diversa misura, per le ipotesi di reato di: corruzione, abuso d’ufficio, traffico di influenze illecite e falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

Le indagini, svolte dai militari della Compagnia di Otranto sono confluite nel blitz “Re Artù” del 7 luglio scorso, culminato in 11 misure cautelari.
Secondo la Procura, un ruolo chiave nell’inchiesta lo avrebbe esercitato Totò Ruggeri. Le indagini avrebbero mostrato il suo potere di infiltrarsi nei gangli della pubblica amministrazione, come nei consorzi di bonifica (in concorso con l’ex sindaco di Alliste, Antonio Renna). I posti di lavoro in cambio di favori sono al centro del rapporto tra Totò Ruggeri, Suor Margherita Bramato e Rodolfo Rollo. Secondo l’ipotesi accusatoria poi, il 72enne di Muro Leccese ed il medico Elio Vito Quarta, “stringevano un patto corruttivo”, con la collaborazione del commercialista Giantommaso Zacheo per accreditare il centro privato “Prodia” di Muro Leccese all’esercizio dell’attività di procreazione assistita.

Nell’inchiesta si parla poi di posti di lavoro per i suoi “protetti”, in cambio di pesce di qualità e champagne. E si fa riferimento anche ad un presunto patto a luci rosse con una 37enne che ambiva a migliorare la sua posizione lavorativa.

La Procura gli contesta inoltre il voto di scambio alle regionali del 2020. Secondo la Procura, Ruggeri e Mario Pendinelli avrebbero promesso e offerto denaro ai loro referenti politici in due Comuni del Salento.

Inoltre, viene rivolta a Ruggeri l’accusa di abuso d’ufficio, riguardo il ripristino dell’arenile del lido Atlantis, in concorso con Pierpaolo Cariddi, Emanuele Maggiulli, Mario Pendinelli e Roberto Aloisio, istruttore dell’ufficio tecnico di Otranto (finito ai domiciliari nell’altra inchiesta sul presunto  “sistema Cariddi”). Secondo la Procura, gli indagati “procuravano un ingiusto vantaggio patrimoniale consistito nella implementazione delle potenzialità ricettive del suo stabilimento balneare”.

Nell’avviso di conclusione compaiono anche altre contestazioni. In particolare Mario Romano, all’epoca in cui era consigliere regionale avrebbe raccomandato, sottolineando che era un conoscente del presidente Massimo Cassano (non è indagato), il figlio di un signore che aveva presentato domanda per il concorso di Arpal (Agenzia regionale per le politiche attive del lavoro) “, assicurandogli il superamento del concorso dietro il pagamento di 8mila euro. La somma veniva consegnata al padre del candidato tra il 20 ed il 21 marzo del 2020, nei pressi della stazione ferroviaria di Tuglie.

Invece, lo stesso Mario Romano, nell’ottobre del 2020, grazie ad un procacciatore di voti e sottolineando di avere gli agganci giunti, avrebbe raccomandato un 64enne per il concorso in Sanità Service, dietro il pagamento della somma di 7.500 euro. E non si tratterebbe di un episodio isolato. Ricordiamo che secondo l’accusa che ipotizza il reato di traffico di influenze illecite, anche Antonio Greco avrebbe avuto il ruolo di “procacciatore di persone” per conto di Mario Romano, sempre per Sanità Service.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Giuseppe Fornari, Salvatore Corrado, Gianluca D’Oria, Mauro Finocchito, Antonio Quinto, Massimo Manfreda, Luigi Covella, Francesco Fasano, Luigi Corvaglia, Pierluigi Portaluri, Gabriella Mastrolia, Francesca Conte, Sabrina Conte, Maria Greco, Dario Paiano, Dimitry Conte, Dario Congedo, Corrado Sammarruco, Antonio Costantino Mariano, Francesco Vergine, Stefano De Francesco, Carlo Viva, Francesco Romano, Giovanni Montagna, Remo Cagnazzo, Maria Antonietta Martano, Gaetano Castellaneta, Mario Coppola, Donato Sabetta; Giuseppe Lelio Adamo.

Tra le parti offese che potranno costituirsi parte civile compaiono la Regione Puglia, il Comune di Otranto, la Provincia di Lecce, l’Asl Lecce, i Consorzi di Bonifica di Ugento Li Foggi e la Società Tecnomed di Nardò (Centro Medico Biologico), assistita dall’avvocato Bartolo Ravenna.



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