“Nessun patto politico-mafioso con la famiglia Coluccia”. L’ex sindaco di Neviano respinge le accuse

Sempre in giornata, si sono svolti gli interrogatori di garanzia delle altre 14 persone arrestate, a seguito dell’ordinanza del gip Sergio Tosi.

Chiarisce la propria posizione e nega l’esistenza di un patto politico-mafioso con la famiglia Coluccia. L’avvocato Antonio Megha, 62 anni, ex sindaco di Neviano ed assessore alla cultura dimissionario, è stato ascoltato dal giudice, per circa un’ora, nel primo pomeriggio di oggi. L’interrogatorio di garanzia, dopo gli arresti domiciliari applicati sulla scorta dell’ordinanza del gip Sergio Tosi, si è svolto in modalità “da remoto”.

Antonio Megha, assistito dall’avvocato Giuseppe Corleto, ha ripercorso le tappe della vicenda, rispondendo alle domande del giudice e del pm Carmen Ruggiero della Dda, ma negando fermamente di avere ottenuto voti dalla famiglia Coluccia in cambio di una serie di favori. E ha riferito, che pur conoscendo da diversi anni Nicola Giangreco ( il presunto intermediario) non si è mai avvalso della sua collaborazione per stringere accordi con la mafia.

La vicenda che riguarda Megha, rivelerebbe, invece, secondo il gip Tosi: “la compenetrazione nel tessuto economico-sociale per cui è il politico che si rivolge direttamente al mafioso riconoscendone la capacità di attrarre consenso sociale per assicurarsi il risultato elettorale”.

Dalle indagini sarebbe venuto a galla un “patto di scambio politico-mafioso“. E nello specifico, “l’infiltrazione dell’organizzazione mafiosa nell’apparato amministrativo del Comune di Neviano mediante l’inserimento di soggetti di diretta espressione del clan Coluccia”.

In una conversazione intercettata con una terza persona, Megha riferiva di avere condiviso l’intenzione del mediatore Nicola Giangreco di rivolgersi al clan e di rendersi disponibile a soddisfare ogni loro richiesta, mentre Michele Coluccia gli garantiva cinquanta voti: “comunque gli ho detto le cose, gli ho detto guarda poi, dimmi… io che devo fare, perchè… non è che, per regolarmi che devo fare per voi, ha detto se è per noi … se è… ci sentiamo…. dice,  PERÒ HA DETTO NON PIÙ DI CINQUANTA VOTI TI POSSIAMO GARANTIRE, ho detto, sono tanti dico…..poi dico naturalmente inutile dire che puoi disporre su Neviano”.

Nel prosieguo, Megha precisava che in cambio dei cinquanta voti si era impegnato a corrispondere la somma di 3.000 euro nonché a rappresentare i loro interessi nel territorio calabrese adempiendo a qualsiasi incombenza.

E in questo contesto, secondo il giudice, va inquadrata la richiesta di Giangreco di agevolare l’assunzione del figlio del capo clan Michele, all’interno di un’azienda che operava nel settore della raccolta dei rifiuti urbani sui territori di Aradeo, Neviano, Collepasso e altri comuni, come emerge da una conversazione intercettata.

Gli altri interrogatori

Si sono invece avvalsi della facoltà di non rispondere dal carcere di Borgo San Nicola: Michele Coluccia, 63 anni, di Noha (frazione di Galatina); Nicola Giangreco, 54 anni, di Aradeo, assistiti dall’avvocato Francesco Vergine. Stesso discorso per Alì Farhangi, 61 anni, di Surbo, difeso dagli avvocati Francesco Vergine e Andrea Starace.

Hanno chiarito la propria posizione: Antonio Coluccia, 65 anni, di Noha; Pasquale Anthoni Coluccia, 30 anni, di Noha (domiciliari); Gerardo Dino Coluccia, 49 anni, di Noha; Luigi Di Gesù, 52 anni, di Cutrofiano; Cosimo Tarantini, 56 anni, di Neviano. Sono assistiti dagli avvocati Luigi Greco,  Enrico D’Ospina, Ladilsao Massari, Francesco Vergine e Pantaleo Cannoletta.

Marco Calò, 46 anni di Aradeo, difeso dall’avvocato Rita Ciccarese, si è assunto responsabilità di alcuni episodi di estorsione ed usura ( senza quei tassi usurari) e ha negato di avere preso direttive dai Coluccia.

Invece, Renato Puce, 45 anni, di Corigliano, difeso dall’avvocato Giancarlo Dei Lazzaretti, si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha precisato che aveva un’attività lecita. Anche Sergio Taurino, 57 anni, di Lecce (ai domiciliari), difeso dall’avvocato Raffaele Benfatto, si è avvalso della facoltà di non rispondere ed ha rilasciato solo spontanee dichiarazioni per chiarire la propria posizione.

Sono stati interrogati oggi anche, ma si sono avvalsi della facoltà di non rispondere: Antonio Bianco, 49 anni, di Aradeo (avvocato Giuseppe Fabio Mariano); Silvio Coluccia, 52 anni, di Noha (avvocato Angelo Vetrugno). Infine, Vitangelo Campeggio, 49 anni, di Lecce (ai domiciliari), difeso dall’avvocato Pantaleo Cannoletta, ha risposto alle domande del gip.

I reati contestati sono, a vario titolo ed in diversa misura: associazione di tipo mafioso, finalizzata all’usura, alle estorsioni, alla violenza privata, alla detenzione e porto illegale di armi, allo spaccio di sostanze stupefacenti e, per alcuni dei sodali, scambio elettorale politico mafioso.