La tempesta prima del raduno di Casapound, scattano dodici obblighi di dimora

I tafferugli e gli scontri furono tanti in occasione del raduno nazionale di Casapound. I disordini scoppiarono a Lecce i primi di settembre scorso e da qui la Digos ha battuto a tappeto ogni strada al fine di scoprire i responsabili di quanto accaduto

Dodici persone raggiunte dalla misura cautelare dell’obbligo di dimora, una ancora irreperibile al quale si dà la caccia. È questo il risultato delle indagini che la Digos di Lecce ha svolto in seguito alla violenta rissa che coinvolse gruppi antagonisti durante la notte a cavallo tra giovedì 4 e venerdì 5 settembre, in alcune stradine interne di Piazza Sant’Oronzo. Lo scontro anticipò la manifestazione  che, dal 5 al 7 settembre 2014, si è tenuta per la “Festa Nazionale CasaPound Italia” vedendo la partecipazione di circa 400 militanti, in una località alle porte di Surbo.

Dei dodici raggiunti dall’applicazione della misura, otto, di cui nessun salentino, fanno parte del gruppo di estrema destra, mentre quattro sono frequentatori del locale centro antagonista denominato “Binario 68 occupato”. Sono tutti ritenuti responsabili del reato di rissa aggravata. Gli otto fermati di “Casapound” provengono tutti da zone lontane dal Salento. Dell’attività d’indagine è stata costantemente informata, infatti, la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione che ha coordinato la Digos di Lecce con quelle di Arezzo, Bologna, Lucca, Milano, Parma, Pistoia, Roma e Torino, tutte interessate alla notifica delle misure cautelari. I quattro fermati del “Binario 68”, invece, sono tutti salentini, due sono di sesso femminile, mentre gli altri due sono stati raggiunti dal provvedimento rispettivamente a Bologna e a Milano.   

In concomitanza con il raduno, quindi, antifascisti, anarchici ed antagonisti, tra cui gli occupanti del “Binario 68”, provenienti anche da altre provincie hanno effettuato una serie di contro-manifestazioni, nell’ambito delle quali hanno posto in essere delle condotte penalmente rilevanti, rendendosi autori di vari danneggiamenti e dell’occupazione per oltre un’ora della stazione ferroviaria di Lecce, con il relativo ritardo della partenza di alcuni treni. Nella notte in questione le strade del centro presentavano parecchie chiazze di sangue per terra, vetri di bottiglie ed occhiali rotti e piantine frantumate. In tale contesto fu poi informato il 113 di una presunta rissa in una stradina interna alla centrale Piazza Sant’Oronzo. Da lì un fuggi fuggi generale dei protagonisti della colluttazione ed un altro scontro a qualche centinaia di metri dal luogo della prima rissa. Uno scontro che ha coinvolto circa 40 persone e ch ha visto alcuni feriti con camici e volti sanguinanti.

Le successive indagini esperite dalla Digos hanno permesso di deferire alla locale Autorità Giudiziaria i partecipanti agli scontri. La notizia è stata resa nota questa mattina dal procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, attraverso una conferenza che si è tenuta presso i locali della Questura di Via Oronzo Quarta. Proprio Motta ha parlato in questi termini a margine dell’incontro con la stampa: “Noi abbiamo il dovere e l’esigenza di affermare la legalità a discapito della violenza. Quest’ultima è da condannare al di là del colore politico e non è tollerabile che ci siano delle manifestazione di questo genere che possano violare la quiete di una città di per sé tranquilla come Lecce. La legalità non può essere violata in nessun modo”.
 



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