Mafia Capitale. Tra gli indagati spunta il nome di un salentino

Il terremoto dell’inchiesta che ha scosso la Capitale arriva anche nel Salento. Tra gli indagati, infatti, spunta il nome di un 40 enne originario di Muro Leccese, anche lui coinvolto nello scandalo ‘Mafia Capitale’. L’accusa è di corruzione aggravata

La notizia della maxi-operazione a Roma per «associazione di stampo mafioso» con 37 arresti di cui 8 ai domiciliari, almeno un centinaio di persone iscritte nel registro degli indagati, e sequestri di beni per circa 200 milioni di euro, tra cui anche diversi quadri di valore di Andy Warhol a Jackson Polloc, è solo la punta dell’iceberg. Perché lo scandalo ormai ribattezzato come «Mafia Capitale», il terremoto giudiziario che ha scoperchiato, come in un vaso di Pandora, tutto il mondo sommerso della città eterna, un universo che ruota attorno alla figura di Massimo Carminati, volto noto alle cronache romane già dagli anni di piombo, il Nero di "Romanzo Criminale" nel best seller di Giancarlo De Cataldo, considerato la mente della presunta holding criminale, è molto di più di un "fatto di cronaca", seppur grave: estorsione, usura, riciclaggio, corruzione per aggiudicarsi appalti e finanziamenti pubblici, con interessi anche nella gestione dei centri d'accoglienza per gli immigrati, persino un “libro nero della cupola”, un vero e proprio tariffario delle tangenti, dove sono stati scrupolosamente annotati tutti i pagamenti effettuati.
 
Giorno dopo giorno, emergono nuovi particolari nell’operazione ribattezzata «mondo di mezzo» che ha fatto luce sulle presunte collusioni tra il mondo politico e quello della criminalità organizzata e che si allarga, a macchia d’olio fino a coinvolgere nella ragnatela anche noti personaggi dello spettacolo e dello sport. E mentre ci si chiede come abbia fatto Carminati, coinvolto, ma sempre assolto, nei fatti più inquietanti della storia d’Italia (dall’omicidio del giornalista Mino Pecorelli al depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna), a mettere in piedi insieme a Riccardo Brugia considerato il suo braccio destro e Salvatore Buzzi, l’uomo che, intercettato, al telefono diceva con nonchalance che “la politica è una cosa, gli affari so’ affari”, colui che ha spiegato al mondo intero quanto sia più remunerativo fare soldi con gli immigrati piuttosto che con il traffico di droga, un’organizzazione simile,  ecco che spuntano i conti in svizzera, un dossier contro un giudice scomodo e una maxi tangente a un deputato senza nome. E qualcuno degli arrestati pare abbia deciso di parlare.
 
Tra le persone coinvolte nel ciclone dell’inchiesta, oltre a Gianni Alemanno, ex primo cittadino di Roma, la cui «posizione è da vagliare», come precisa il procuratore Giuseppe Pignatoneci, ci sarebbe anche un salentino. Si tratterebbe di Giampaolo Cosimo De Pascali, 40enne, originario di Muro Leccese. Il suo nome figurerebbe tra i 39 indagati a piede libero. L’accusa che gli viene contestata è quella di corruzione aggravata.
 



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