“Sono stato io”. Michele Misseri scrive una lettera alla mamma di Sarah: “vai a trovare in carcere Cosima e Sabrina”

“Sono stato io a uccidere Sarah, Cosima e Sabrina sono innocenti”: Michele Misseri ha invitato la cognata, Cosima Serrano ad andare a trovare le due donne in carcere per conoscere la verità sul delitto.

«Sono stato io». Michele Misseri, ancora una volta, prova a scagionare la moglie e la figlia, condannate all’ergastolo per l’omicidio della piccola Sarah Scazzi. «Sono innocenti!» ha ribadito il contadino di Avetrana, rinchiuso nel carcere di Lecce per scontare la pena definitiva a 8 anni di reclusione per occultamento di cadavere.

Questa volta (e non potrebbe neppure farlo) non lo urla ai microfoni, ma lo scrive nero su bianco in una lettera indirizzata a mamma Concetta. Una pagina, pubblicata da «La Gazzetta del Mezzogiorno» nella quale si addossa la responsabilità del delitto al quale secondo tre corti non ha nemmeno assistito. Cosa che ha fatto in più occasioni, ogni volta che qualcuno ha bussato alla porta della villetta di via Grazia Deledda ad Avetrana dove ha vissuto prima di finire nella casa circondariale del capoluogo salentino.

Non solo, lo zio Michele ha chiesto alla cognata di andare a trovare in Carcere le due donne, per la giustizia colpevoli.

«Cara Concetta, perdonami. Sono stato io. Tua sorella Cosima e Sabrina sono innocenti! Lo capiresti subito se le vai a trovare! Non dare retta agli avvocati bugiardi!», scrive chiamando in causa la religione di Concetta che “non ama la menzogna”.

«Tieni presente – si legge nell’articolo a firma di Mimmo Mazza che riporta in esclusiva la missiva – che Geova non ama la menzogna. Non l’ama affatto. È colpa grave anche credere alla menzogna. È colpa grave anche non cercare la verità, cioè omettere di cercarla. Cara Concetta, cerca di capire dove sta la verità. Se vai a trovare Cosima lo capirai subito. Cosima e Sabrina sono innocenti».

La lettera,  arrivata a casa Scazzi, sarebbe stata accolta con sconcerto dalla mamma di Sarah che ha sempre chiesto alla sorella e alla nipote di raccontare la verità su quello che è accaduto quel maledetto pomeriggio del 26 agosto del 2010. Una richiesta rimasta sempre inascoltata.


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