Nuove minacce all’uomo che denunciò il sistema: la Procura apre un’inchiesta

Nella giornata di lunedì scorso, presso l’aula bunker di Borgo San Nicola, Piero Scatigna riferì di aver ricevuto altre minacce, alcune ore prima dell’udienza

Un’inchiesta per far luce sulle nuove minacce al super testimone del maxi processo sul presunto “Affaire” delle case popolari.

I pubblici ministeri Massimiliano Carducci e Roberta Licci hanno anche iscritto nel registro degli indagati due nominativi. Sotto la lente d’ingrandimento della Procura un paio di episodi, tra cui uno molto recente.

Ricordiamo che nella giornata di lunedì, presso l’aula bunker di Borgo San Nicola, Piero Scatigna riferì di aver ricevuto altre minacce alcune ore prima dell’udienza fissata per il 13 maggio scorso, poi rinviata.

In particolare, un parente di uno degli indagati nell’inchiesta “Estia” avrebbe detto alla sua ex moglie, che “lui” aveva il destino segnato. Scatigna è stato sentito dai pm, in qualità di teste della Procura per oltre tre ore.

Il testimone chiave ha anzitutto ricostruito il sistema della presunta assegnazione illecita degli alloggi popolari, sostenendo che i referenti del comitato degli occupanti abusivi erano i politici Roberto Marti e Luca Pasqualini.

Successivamente Scatigna ha ricostruito con dovizia di particolari l’episodio che in passato lo avrebbe visto vittima di un violento pestaggio. Non solo, poiché dopo avere denunciato i fatti, sarebbe stato costretto ad abbandonare Lecce, per le continue minacce ricevute.

Andrea Santoro, Nicola Pinto ed Umberto Nicoletti (legato al Clan di Filippo Cerfeda) rispondono, per quell’episodio di quattro anni fa, dell’ipotesi di reato di tentata violenza privata e lesioni aggravate dal metodo mafioso, in concorso con Giuseppe Nicoletti e Raffaele Guido.

Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero anzitutto cercato con minacce, di far ritirare la denuncia nei confronti di Raffale Guido, in relazione alla “illecita e privatistica gestione degli immobili ERP”.

L’episodio più grave, però, sarebbe stata l’imboscata tesa al “grande accusatore”, nel giugno del 2015. In che modo? Fissandogli un appuntamento a Giorgilorio presso la casa di Giuseppe Nicoletti (padre di Umberto) e colpendolo brutalmente, cagionandogli un trauma cranico e facciale, additandolo ripetutamente come “infame”.

Il gip, nell’ordinanza, ritiene però che le suddette condotte contestate dalla Procura, siano addebitabili soltanto ad Umberto Nicoletti, Nicola Pinto ed Andrea Santoro.

L’uomo, occorre ricordare, si è anche già costituito parte civile nel processo, attraverso l’avvocato Angelo Terragno.

Proprio nei giorni scorsi l’Associazione Pronto Soccorso dei Poveri aveva lanciato un appello al Prefetto per la concessione di una scorta a Piero Scatigna.



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