Morte ‘sospetta’ di un 47enne leccese in ospedale, due medici assolti dall’accusa di omicidio colposo

A dare avvio alle indagini è stata la denuncia del fratello della vittima per presunti ritardi nella cura del paziente.

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Arriva l’assoluzione per due medici in servizio all’epoca dei fatti al Pronto Soccorso di Galatina, accusati di omicidio colposo. Il giudice monocratico Elena Coppola ha assolto, “perché il fatto non sussiste”, Antonio Palumbo, 48 anni di Galatina e Giovanni Rucco, 62 anni di Campi Salentina.

Gli imputati sono difesi rispettivamente dagli avvocati Alberto Russi e Michele Bonsegna che hanno chiesto l’assoluzione, accolta dal giudice. In particolare, la difesa ha sottolineato che nessuna condotta omissiva è emersa nel corso del dibattimento. Inoltre, l’evento morte è stato determinato da un fattore causale, indipendente dalla condotta dei medici.

I familiari della vittima, il 47enne di Lecce Piero Spongano, si erano costituiti parte civile, assistiti dagli avvocati Luigi e Roberto Rella.

A dare avvio alle indagini la denuncia del fratello della vittima per presunti ritardi nella cura del paziente. Piero Spongano sarebbe giunto nel tardo pomeriggio del 7 febbraio del 2016 presso il Pronto Soccorso dell’ospedale di Galatina, “in stato di sonnolenza”. Poco prima, procedeva “zigzagando a bordo di un ciclomotore” per le vie del paese e fu condotto in ospedale.

I primi prelievi esclusero la presenza di tracce di alcool nel sangue. Secondo l’accusa, però, i due “camici bianchi” (Palumbo che ricevette il paziente al suo arrivo e poi Rucco in qualità di medico di turno subentrante) pur avendo accertato la presenza di ipotensione e uno stato di “sofferenza muscolare cardiaca”, non avrebbero provveduto ad ulteriori accertamenti diagnostici e di laboratorio. Piero Spongano sarebbe morto intorno alle 7.00 di mattina del giorno stesso.

L’autopsia avrebbe accertato una morte per infarto del miocardio acuto. Secondo il sostituto procuratore Maria Rosaria Micucci che ha coordinato le indagini, dunque, sarebbero emerse alcune responsabilità, negligenze e omissioni da parte del personale medico e presumibilmente con accertamenti adeguati e tempestivi, il 47enne si sarebbe potuto salvare.

In realtà, tali accuse sono cadute al termine del processo.



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