Giovane di Copertino scomparso negli anni ’90. Una condanna a 30 anni per omicidio e tre assoluzioni

L’episodio di “lupara bianca” sarebbe avvenuto nelle campagne di Tuturano, presumibilmente il 2 giugno di oltre 30 anni fa.

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Arriva una condanna per l’omicidio di Giuseppe Pagano, scomparso da Copertino nel lontano 1990. Il gup Simona Panzera al termine del processo con rito abbreviato ha inflitto la pena di 30 anni di reclusione per Giovanni De Tommasi, 61 anni di Campi Salentina, considerato uno dei mandanti, con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai motivi abietti e futili. Il suo legale, l’avvocato Francesca Conte, potrà presentare ricorso in Appello, una volta depositate le motivazioni della sentenza. Invece, sono stati assolti “per non aver commesso il fatto” Claudio Conte, 53enne di Copertino e Antonio Pulli, 68 anni di Veglie, sempre in qualità di mandanti. Assoluzione anche per Antonio De Nicola, 71 anni di Brindisi, ritenuto dall’accusa, l’esecutore materiale dell’omicidio a colpi d’arma da fuoco.

Ricordiamo che, inizialmente, l’inchiesta venne archiviata, ma dopo l’opposizione presentata dall’avvocato Roberto Rella, legale della sorella della vittima, il gup Carlo Cazzella dispose l’imputazione coatta di quattro persone. Rispondevano tutti dell’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai motivi abietti e futili, “consistiti nel desiderio di eliminare un appartenente all’organizzazione mafiosa che aveva violato le regole”. Come detto, per Pulli, Conte e De Nicola è caduta ogni accusa.

L’episodio di “lupara bianca” sarebbe avvenuto nelle campagne di Tuturano, presumibilmente il 2 giugno di 31 anni fa, ma il cadavere non fu mai ritrovato. In particolare, secondo l’accusa, Pagano non avrebbe eseguito un omicidio del quale era stato incaricato. E poi, avrebbe trattenuto per sé i proventi delle attività illecite e omesso di assistere economicamente i detenuti ed i loro familiari.

L’inchiesta

L’inchiesta è stata corroborata dalle dichiarazioni di alcuni imputati durante un vecchio maxi processo innanzi alla Corte di Assise e di un collaboratore di giustizia. Non solo, anche da alcune intercettazioni in carcere risalenti agli anni 90. Inizialmente, la Procura chiese comunque l’archiviazione, per mancanza di elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio. Infatti, alcuni degli imputati sono nel frattempo deceduti e altre dichiarazioni sarebbero risultate contraddittorie. Invece, in una scorsa udienza è stato ascoltato in videoconferenza il figlio di un collaboratore di giustizia che ha confermato il contenuto della lettera con cui “scagionava” gli imputati.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Andrea Starace, Antonio Romano e Florindina De Carlo. I familiari della vittima si erano costituiti parte civile con l’avvocato Roberto Rella ed in loro favore il giudice ha dispsoto il risarcimento del danno in separata sede.