Arriva nella tarda mattinata di oggi, la richiesta di condanna all'ergastolo per Franz Occhineri, al termine della accorata e dettagliata requisitoria del pm Giuseppe Capoccia.
Il 36enne di Campi Salentina era accusato dell'omicidio volontario, in concorso con Mino Perrino 39enne e Francesco Cippone 33 anni suoi concittadini (già condannati al carcere a vita nel processo celebratosi in abbreviato), di Luca Greco e Massimiliano Marino. Il pm Capoccia, dinanzi al Presidente della Corte di Assise di Lecce, Roberto Tanisi, a latere Francesca Mariano, ha invocato il carcere a vita per Franz Occhineri, con l'accusa di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dall’aver agito con crudeltà. Gli altri reati per cui è stata chiesta la condanna sono occultamento di cadavere e porto abusivo di arma da fuoco.
Il pubblico ministero ha parlato sia di riscontri oggettivi che soggettivi. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Perrino e Occhineri sarebbero partiti assieme dalla casa del primo, in direzione località "Monticelli", dove si sarebbe consumato l'omicidio. Successivamente, si sarebbero creati un alibi per le ore 17 (Occhineri avrebbe preso un caffè presso una stazione di benzina, mentre Perrino si sarebbe recato con il figlio a prendere un gelato). Riguardo l'operazione di occultamento di cadavere, essa sarebbe avvenuta nella tarda serata (confessata da Occhineri che avrebbe in prima persona trasportato i corpi), mentre Luigi Tasco, personaggio intervenuto in un secondo momento, avrebbe cercato di coprirlo in sede d'interrogatorio. Il pm, inoltre, crede solo "parzialmente" alla versione di Occhineri, secondo la quale, egli avrebbe visto Perrino con la maglietta sporca di sangue; ciò sarebbe accaduto, ma non presso la sua abitazione, come egli sostiene, ma sul luogo dell'omicidio.
Il Pubblico Ministero, già nella requisitoria del processo in abbreviato per gli altri due imputati, aveva ritenuto "debole" il movente passionale, in base al quale l'omicida reo confesso, Perrino avrebbe agito spinto dalla gelosia per gli apprezzamenti e le avances di Marino, nei confronti di sua moglie (Luca Greco, avrebbe invece, avuto solo il ruolo di scomodo testimone). Illuminanti, secondo il pm Capoccia, le parole di Tasco che avrebbe detto, in riferimento all'omicidio compiuto da Perrino, Cippone e Occhineri, non coinvolgetemi nei "cazzi vostri", che interpretando il linguaggio criminale, sarebbero relativi ad affari illeciti. Nella prossima udienza fissata per il 14 gennaio discuteranno, invece, gli avvocati di parte civile Elvia Belmonte (per i familiari di Greco) e Giuseppe Lefons, (per quelli di Marino), e il difensore di Franz Occhineri, l'avvocato Antonio Savoia.
Nell'udienza scorsa, era stata, invece, ascoltata l'ex moglie di Franz Occhineri ed attuale convivente di Perrino, come teste della parte civile. Attraverso il suo ascolto, sia gli avvocati che il pm nel controesame, avevano cercato di ricostruire i momenti precedenti all'assassinio di Greco e Marino. Infatti, i vari protagonisti della vicenda, sarebbero transitati presso l'abitazione di Perrino e della sua attuale compagna per un caffè dopo pranzo. Tra di essi anche le due vittime Greco e Marino. L'attenzione era rivolta soprattutto alle dichiarazioni della donna in merito agli spostamenti, sia degli imputati che delle future vittime, Luca Greco e Massimiliano Marino (quest'ultimo come detto prima, avrebbe rivolto in altre occasioni degli apprezzamenti alla compagna di Perrino).
In base alle indagini del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Lecce, Perrino, assieme a Occhineri nella mattinata del 10 marzo 2013, avrebbe condotto Marino e Greco, “scomodo testimone”, presso una casa in costruzione nelle campagne di Campi Salentina dove ad attenderlo c'era anche Cippone. I tre amici avrebbero prima pugnalato Greco, con ben quindici fendenti ed esplodendogli poi contro anche un colpo di pistola e con la stessa arma avrebbero sparato diverse volte contro Marino. Successivamente, Perrino, Cippone ed Occhineri si sarebbero adoperati ad incendiare, in un luogo lontano da quello dell’omicidio, la Lancia Lybra di Massimiliano Marino. Infine, assieme al complice Luigi Tasco, avrebbero soppresso I cadaveri di Greco e Marino, trasportandoli in un’altra località e gettandoli in una cisterna colma d’acqua.
