Avvocati “copioni”, arrivano due condanne lievi al termine del processo bis

I fatti contestati fanno riferimento alla prova scritta per il conseguimento dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, risalente al dicembre del 2013.

Arrivano due condanne, dopo il processo bis sui presunti “avvocati copioni”.

Il giudice onorario Roberta Maggio, nelle scorse ore, al termine del rito abbreviato, ha inflitto 2 mesi (pena sospesa e non menzione della condanna) nei confronti di A.C., 55enne di Lecce e G.P. 33 anni di Taranto. Ai presunti “copioni”, è stata contestata la violazione dell’articolo 1 della legge 475 del 1925, di epoca fascista, che punisce chiunque “utilizzi elaborati non propri”.

In precedenza, il Vpo d’udienza ha invocato la stessa pena. I due imputati sono assistiti dagli avvocati Marco Castelluzzo e Gianluca Pierotti, i quali presenteranno ricorso in Appello. I legali, durante la discussione in aula, hanno invocato l’assoluzione per entrambi.

Il candidato leccese aveva chiesto ed ottenuto di essere giudicato con l’abbreviato condizionato all’acquisizione di documentazione. L’avvocato Castelluzzo, durante la propria arringa difensiva, ha sostenuto che nel corso della prova scritta non c’era la connessione ad internet ed era stata disposta la schermatura, proprio per evitare eventuali copiature. Inoltre, non era stata eseguita alcuna perizia sul traffico dati. Infine, le parti dell’elaborato “incriminate” e secondo l’accusa copiate da internet, consistevano in appena 15 righe su di un totale di 133.

Le indagini sono state condotte dal sostituto procuratore Paola Guglielmi. I fatti contestati fanno riferimento alla prova scritta per il conseguimento dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, risalente al dicembre del 2013. Essa si svolse a Lecce e gli elaborati vennero esaminati dalla commissione della Corte di Appello di Palermo, incaricata della correzione delle verifiche dei candidati del distretto di Lecce, che comprendeva anche le province di Brindisi e Taranto.

I commissari d’esame, però, notarono delle anomalie nelle prove di due candidati che vennero annullate. Gli atti finirono nelle mani della Procura di Lecce  e A.C. e G.P. finirono sotto inchiesta.

La prima inchiesta

Come detto, la suddetta indagine bis della Procura, rappresenta il secondo atto di una maxi inchiesta condotta dall’allora procuratore capo di Lecce, Cataldo Motta. Infatti, ben 103 aspiranti avvocati durante la prova scritta del dicembre 2012, avrebbero presentato un testo quasi identico. Tant’è che la Corte di Appello di Catania, annullò i rispettivi elaborati.

Successivamente si è celebrato il processo con rito ordinario, conclusosi con 14 condanne ed 8 assoluzioni.

Invece, oltre 70 “aspiranti avvocati” avevano chiesto la cosiddetta “messa alla prova” (un periodo dedicato a lavori di pubblica utilità). L’istanza è stata accolta, consentendo l’estinzione del reato e la partecipazione al concorso pubblico.