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Processo sul ‘caporalato’, gli imputati non rilasciano dichiarazioni

by Redazione
29 Gennaio 2015 19:37
in Cronaca
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Un altro tassello della drammatica vicenda legata, secondo l'accusa, allo sfruttamento criminale di manodopera, si è aggiunto quest'oggi nell'aula bunker del carcere di Borgo San Nicola. Nell'udienza odierna del processo di primo grado sulla presunta riduzione in schiavitù di lavoratori stranieri (molti dei quali irregolari o con permessi di soggiorno falsi) impiegati per la raccolta di angurie e pomodori, presso la Masseria Boncuri nelle campagne neretine, sono stati chiamati a testimoniare alcuni imputati.

I giudici della Corte di Assise di Lecce, presieduta dal Dr. Roberto Tanisi, hanno però dovuto prendere atto della loro legittima volontà di non rilasciare alcuna  affermazione. I giudici si sono anche pronunciati, in merito alla richiesta del Pubblico Ministero Elsa Valeria Mignone, di mettere agli atti, in base all'articolo 512 c.p., le dichiarazioni di alcuni imputati irreperibili (punto sul quale si sono invece opposti gli avvocati Giuseppe Cozza ed Angelo Pallara), ritenendo di dover procedere con ulteriori tentativi di notifica.

Le persone sotto accusa sono complessivamente quindici, tra le quali otto cittadini stranieri (come la “mente” Saber Ben Mahmoud Jelassi, detto Sabr da cui deriva il nome dell'inchiesta iniziata nel 2011) e sette imprenditori salentini: Pantaleo Latino, detto Pantaluccio, titolare della Fiordifrutta, (difeso dagli avvocati Pallara e Cozza) Marcello Corvo, Livio Mandolfo e Salvatore Pano, tutti di Nardò, Corrado Manfredi di Scorrano, Giuseppe Mariano di Porto Cesareo, Giovanni  Petrelli di Carmiano che devono difendersi da svariate accuse.

Anzitutto, quella di associazione a delinquere; essi avrebbero dato vita ad un'associazione criminale finalizzata a reclutare cittadini extracomunitari clandestini (soprattutto ghanesi e sudanesi). Gli imputati sono accusati anche di sfruttamento e riduzione in schiavitù (come tenacemente richiesto, per quest'ultimo punto, dal Sostituto Procuratore Mignone, nonostante, il Tribunale del Riesame lo ritenesse insussistente); questi lavoratori introdotti in Italia irregolarmente, ricevevano un salario da fame, dormivano in fatiscenti abitazioni prive di alcun servizio igienico e venivano costretti a lavorare anche per 10 -12 ore al giorno, sotto un solleone insostenibile.

“Sabr” prese il via dalla ribellione guidata da un giovane ingegnere camerunense, Jean Pierre Yvan Sagnet, presente al processo come parte civile e difeso dall'avvocato Viola Messa, che portò alla denuncia tra il 2009 ed il 2011, da parte di tredici braccianti extracomunitari, di un brutale sistema di sfruttamento. Da li' partirono le indagini dei Ros di Lecce che smascherarono una struttura piramidale costituita da: imprenditori locali che costituivano il "vertice", "reclutatori" africani, caporali e capi squadra.

All'udienza odierna, erano presenti le classi V dell'I.T.E.  “N. Valzani” di San Pietro Vernotico, che accompagnati dal loro docente di Diritto, l'avvocato Maurizio Scardia (difensore di parte civile di Seidu Issah) hanno potuto seguire "dal vivo" le dinamiche di un dibattimento di grande ricaduta sociale. Il processo e' stato aggiornato al 16 febbraio, quando verranno ascoltati dieci testimoni della difesa.
 
di Angelo Centonze

Tags: caporalato
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