Lecce, quasi 600mila euro di beni mobili e immobili sequestrati dalla Dia

Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Lecce su richiesta del Direttore della Dia comprende, tra l’altro, una villa, una casa, quote societarie ed un conto corrente bancario. La scoperta a seguito di indagini economico-patrimoniali.

Un intero compendio aziendale della ditta individuale dedita alla commercializzazione di pellet denominata “Mero Stefano”; il 95% della società “Immobiliare SPERA”, riconducibile alla moglie; un conto corrente personale; una villa a Cavallino, completamente indipendente, con un alto muro di cinta e sistema esterno di telecamere per videosorveglianza; il 50% della proprietà di un appartamento sito nel comune di Lequile e di un box sottostante per un ammontare totale di circa 600mila euro.

È quanto sequestrato nella mattinata di ieri dagli uomini della Direzione Investigativa Antimafia di Lecce.

Il patrimonio sarebbe riconducibile a Giuseppino Mero, detto “Pino”, 50enne di Cavallino, noto alle cronache giudiziarie salentine per essere stato coinvolto in passato in varie vicende giudiziarie tra le quali l’operazione di polizia denominata “Baiha”, condotta dai Carabinieri del ROS di Lecce, in qualità di indagato per i reati associazione per delinquere, per traffico illecito di sostanze stupefacenti e favoreggiamento di ingresso di clandestini nel territorio nazionale ed altro. Per questi reati lo stesso è stato condannato alla pena della reclusione di anni 7. Nel 2009, il Magistrato del Tribunale

Sorveglianza di Lecce ha disposto l’applicazione nei suoi confronti della misura di sicurezza della libertà vigilata per due anni.

Il provvedimento di sequestro è stato emesso dal Tribunale di Lecce – Prima Sezione Penale – a seguito di una proposta di misura patrimoniale avanzata dal Direttore della Dia, a conclusione di approfondimenti economici svolti dalla Sezione Operativa della Direzione Investigativa Antimafia , nei confronti dell’uomo e del suo nucleo familiare, che hanno evidenziato, nell’arco temporale che va dal 1996 al 2012, una sproporzione di oltre  500mila euro tra i redditi complessivamente dichiarati dalla famiglia Mero, anche attraverso le attività imprenditoriali ed immobiliari ed il valore dei beni a lui riconducibili ed intestati anche alla moglie ed al figlio.
 
 
 



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