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Rapinò e stuprò una 27enne durante un permesso premio concesso per ‘buona condotta’: condannato a 16 anni

by Angelo Centonze
23 Agosto 2017 11:36
in Cronaca
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Avrebbe rapinato e stuprato un'impiegata durante un permesso premio, ottenuto grazie ad una "buona condotta" nel carcere leccese. Cosimo Damiano Panza, 53enne barese, è stato condannato a 16 anni di reclusione. Rispondeva delle accuse di sequestro di persona, rapina aggravata, violenza sessuale, porto abusivo di armi e furto.
  
Il gup del Tribunale di Bari, Oliviero Del Castillo ha emesso la sentenza di colpevolezza al termine del processo con rito abbreviato. Il giudice ha disposto una provvisionale di 15mila euro in favore della vittima che si è costituita parte civile con l’avvocato Mariangela Minenna del Foro di Bari. Il pubblico ministero Simona Filoni aveva chiesto una condanna alla stessa pena.
  
Panza è difeso dagli avvocati Rita Ciccarese e Benedetta Martina che, in attesa delle motivazioni della sentenza, ricorreranno in Appello. I due legali avevano chiesto l'assoluzione dell'uomo. Infatti, non vi sarebbe la certezza della prova, ovvero che la persona immortalata dalle telecamere di video sorveglianza sia Panza. Il 53enne barese ha rilasciato dichiarazioni spontanee in aula, professando la propria innocenza.
  
I fatti si verificarono lo scorso 6 ottobre. Secondo l'accusa, durante un permesso premio, Panza avrebbe rapinato la 27enne dipendente di un’associazione situata nel centro di Bari, minacciandola con un coltellino. L'uomo avrebbe poi costretto la donna, a seguirlo in bagno e qui avrebbe abusato di lei. Fuggita dall’edificio, la poveretta si sarebbe  rifugiata in un bar, chiedendo aiuto. Invece, prima di scappare, Panza avrebbe sottratto 350 euro dalla borsa di un’altra dipendente.
  
Il 53enne barese era recluso nella casa circondariale di Borgo San Nicola, dove era considerato un detenuto modello. A tal proposito, l'avvocato Ciccarese, legale di Panza, ha voluto precisare come "la sentenza è legata a una presunta colpevolezza ancora tutta da dimostrare e pur riguardando una tragica vicenda, non deve però sminuire il percorso rieducativo dei detenuti portato avanti dalla casa circondariale di Lecce assieme al Tribunale di Sorveglianza. La concessione dei permessi avviene sulla base di criteri e regole severe, dopo un'attenta valutazione del detenuto e del percorso compiuto all'interno dell'istituto penitenziario.“

Tags: violenza-sessuale
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