Arrestato per avere palpeggiato allieva sul lettino, psicologo a processo. Contestata un’aggravante

L’imputato dovrà difendersi dall’accusa di violenza sessuale con l’aggravante di avere commesso il fatto con abuso dei poteri.

Dovrà affrontare un processo, lo psicologo arrestato nel mese di febbraio, con la grave accusa di avere molestato una giovane allieva sul lettino.

Il gup Simona Panzera nelle scorse ore, al termine dell’udienza preliminare, ha rinviato a giudizio L. P., 65 anni di Diso. Dovrà presentarsi il 9 settembre prossimo dinanzi ai giudici della prima sezione collegiale. L’imputato dovrà difendersi dalll’accusa di violenza sessuale. Non solo, poiché in una scorsa udienza, il sostituto procuratore Giovanna Cannarile ha contestato l’aggravante di avere commesso il fatto “con abuso dei poteri, o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio”. Inoltre, la presunta vittima di molestie si è costituita parte civile con l’avvocato Stefano Chiriatti. Così come l’Asl assistita dall’avvocato Alfredo Cacciapaglia.

L’imputato, assistito dall’avvocato Luigi Suez, potrà dimostrare l’estraneità alle accuse nel corso del dibattimento.

Ricordiamo che nei mesi scorsi, il Tribunale del Riesame (Presidente Carlo Cazzella, a latere Anna Paola Capano e Pia Verderosa) ha rigettato il ricorso della difesa che chiedeva la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari.

L.P. , l’8 febbraio scorso, era stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari a firma del gip Marcello Rizzo, eseguita dagli uomini della Squadra Mobile di Lecce e richiesta dal sostituto procuratore Giovanna Cannarile, con l’accusa di violenza sessuale.

Durante l’interrogatorio di garanzia, l’indagato, in circa un’ora di ascolto, ha negato di avere molestato la giovane allieva. L’uomo ha ricostruito i fatti, dicendo che non conosceva la ragazza prima di quella visita avvenuta a Maglie nel primo pomeriggio del luglio del 2019, presso il proprio ambulatorio dell’ospedale e finalizzata alla preparazione dei test psicoattitudinali del concorso in polizia. Lei era molto tesa e lui le avrebbe consigliato il training autogeno, facendola stendere sul lettino. Dunque, una tecnica di rilassamento che prevede anche l’uso delle mani. Successivamente, si sarebbero anche spostati in un’altra stanza per fare il test, in circa due ore.

Invece, secondo l’accusa, durante la visita ambulatoriale, lo psicologo avrebbe prima fatto stendere la giovane allieva per massaggiarla, poiché la vedeva molto “rigida”. Dopo averle massaggiato la testa facendole provare una sensazione di stordimento, le abbassava la tuta e le mutandine fino alla coscia.  E poi, allungava le sue mani sul seno e sulle parti intime. La giovane colta di sorpresa al momento dei fatti, avrebbe cercato di divincolarsi, ma lo psicologo l’avrebbe “rassicurata”, invitandola a rilassarsi. A quel punto sarebbe scappata, mettendosi a piangere e gridare. E alcuni giorni dopo, l’allieva avrebbe presentato una denuncia nei confronti del medico.



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