Maxi evasione fiscale e truffa aggravata. Una commercialista e altre 33 persone rischiano il processo

Il 14 marzo, dinanzi al gup Cinzia Vergine, si terrà l’udienza preliminare in cui verrà valutata la richiesta di rinvio a giudizio a firma del pubblico ministero Donatina Buffelli.

Trentaquattro persone rischiano il processo per una maxi evasione fiscale con il coinvolgimento di una commercialista e di numerosi imprenditori.

In data 14 marzo, dinanzi al gup Cinzia Vergine, si terrà l’udienza preliminare in cui verrà valutata la richiesta di rinvio a giudizio a firma del pubblico ministero Donatina Buffelli.

Tra gli imputati compare la commercialista Anna Rita Simona Gabellone, 56enne di San Cesario, che venne anche sottoposta a misura cautelare interdittiva dall’esercizio della professione a decorrere dal mese di settembre.

I militari delle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Lecce hanno avviato le indagini, a seguito di una segnalazione dell’Agenzia delle Entrate.

L’attività d’indagine svolta ha riguardato numerose aziende salentine nei cui confronti, secondo le accuse, sono stati ipotizzati comportamenti sistematici finalizzati all’evasione dellIva e delle imposte dirette, attraverso la connivenza della professionista, ritenuta ideatrice del meccanismo di frode.

Il collegio difensivo

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Stefano Pati, Rita Ciccarese, Andrea Starace, Luigi e Alberto Corvaglia, Gianfranco Palmieri, Alessandro Stomeo, Francesco Vergine, Americo Barba, Danilo Spano, Raffaele Di Staso, Alessandro Dell’Atti, Dario Congedo, Tonino Litti, Domenica De Simone, Fabrizio Mangia, Christian Quarta, Marcello Trenta, Antonio Mazzeo, Orazio Vesco, Daniela e Giovanni Faggiano, Vincenzo Farina, Pamela Filoni.

Le possibili evasioni

Le condotte in esame, avvenute tra il 2015 ed il 2018, riguardano ipotesi di possibile evasione delle imposte e, in particolare: indebite compensazioni d’imposta con crediti inesitenti; utilizzo e/o emissione di fatture per operazioni inesistenti; interposizione fittizia di quote e/o l’amministrazione di società  portate in decozione mediante l’interposizione di persone o   liquidatori di comodo (cosiddette teste di legno); truffa ai danni dello stato; cessione di quote societarie fittizie (società formalmente regolari cedute a numerosi prestanome operanti nel napoletano e utilizzate per il ricorso illecito al credito bancario); reati fallimentari (bancarotta e distrazione del patrimonio  aziendale).

Il complesso sistema di truffa, ipotizzato dai finanzieri, sarebbe stato attuato dalle persone sottoposte a indagini principalmente attraverso la compensazione di imposte dovute con crediti inesistenti che di fatto hanno neutralizzato per anni l’azione di recupero delle imposte da parte dell’erario. Il danno accertato ammonterebbero a  4.996.137,46 euro.