Dimesso dall’ospedale, ritorna la sera e il giorno dopo muore per una trombosi. Medico rischia il processo

I famigliari della vittima, un 69enne di Vernole, ex presidente del centro turistico giovanile, si sono costituiti parte civil

Rischia il processo, un medico accusato della morte di un paziente che era entrato in ospedale in codice verde, dimesso a poche ore di distanza e poi deceduto per una forma di trombosi, dopo essere tornato al “Vito Fazzi”.

Nella mattinata di oggi, si è svolta l’udienza preliminare dinanzi al gup Angelo Zizzari. I famigliari della vittima, Oliviero De Matteis, 69enne di Vernole, ex presidente del centro turistico giovanile, si sono costituiti parte civile con l’avvocato Luigi Carrozzini. Inoltre, è stata chiesta la citazione dell’Asl come responsabile civile. L’udienza è stata rinviata al 12 dicembre ed il giudice dovrà pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio del pm Maria Rosaria Micucci. Il medico, in servizio all’epoca dei fatti presso il pronto soccorso dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, assistito dall’avvocato Giuseppe Corleto, risponde dell’accusa di omicidio colposo e responsabilità medica colposa per morte in ambito sanitario.

Nell’esposto i famigliari della vittima ricostruiscono le varie tappe della vicenda. Il 17 maggio del 2021, Oliviero De Matteis veniva accompagnato presso il pronto soccorso del “Vito Fazzi”. Il medico di turno assegnava al paziente il codice verde e diagnosticava una probabile forma di gastroenterite. Dai successivi accertamenti emergeva uno sfasamento di diversi parametri vitali. Tuttavia, il 69enne veniva dimesso con una diagnosi di “altro”, con prescrizione di una terapia domiciliare. La sera stessa, le condizioni di De Matteis non miglioravano e veniva accompagnato nuovamente in pronto soccorso. Veniva, quindi, sottoposto ad una laparotomia esplorativa da cui emergeva la presenza di una trombosi massiva della “vena mesenterica”. Definito chirurgicamente intrattabile, il 69enne veniva trasferito in terapia intensiva, dove moriva nel pomeriggio del 18 maggio.

In seguito, il medico legale Alberto Tortorella ed il professore Nicola Palasciano eseguivano l’autopsia, le cui conclusioni sono confluite nell’inchiesta della Procura.



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