Rosa Della Corte chiede aiuto al boss dopo l’evasione, poi per due volte tenta il suicidio

Rosa Della Corte, la Mantide di Casandrino su cui si erano riaccesi i riflettori della cronaca dopo l’evasione dal penitenziario di Lecce dello scorso agosto torna a far parlare di sé per due tentativi di suicidio e una richiesta di aiuto ad un boss della camorra.

C’è chi la ricorda per il suo soprannome, la Mantide di Casandrino, chi, invece, per la sua bellezza, tanto magnetica quanto pericolosa. Senza dimenticare, il suo carattere ribelle e trasgressivo, le sue relazioni e quell’evasione dal penitenziario alle porte di Lecce con l’ultima fiamma, Lorenzo Trazzacuoco 26enne originario di Muro Leccese con il quale aveva iniziato una relazione. Una fuga che, dopo 11 anni di “silenzio” aveva riacceso i riflettori sulla sua storia fatta di fatti amanti, bugie, incontri occasionali, iniziata nel lontano 4 aprile 2003, quando venne accusata prima e condannata poi  per l’omicidio del fidanzato Salvatore Pollastro, trovato senza vita in una Y10 bianca, in una stradina solitamente frequentata da prostitute in uno dei tanti paesi dell' entroterra napoletano.  

In pochi ricordavano il nome di Rosa Della Corte, quasi nessuno sapeva che stesse scontando la sua pena a Borgo San Nicola, prima della decisione di non rientrare nell’istituto penitenziario del capoluogo barocco al termine di un permesso premio. Ad aprile del 2017 avrebbe saldato il suo conto con la giustizia, eppure nonostante il breve periodo di tempo che la separava dalla libertà (probabilmente, avrebbe potuto beneficiare della detenzione domiciliare), la lady di ghiaccio, così chiamata per la sua abitudine a masticare cubetti, aveva scelto di scappare, senza un perché. Un motivo lo aveva dato lei stessa dopo che era stata rintracciata, due settimane dopo la sua fuga, in una villetta di Tor San Lorenzo, località turistica di Anzio in provincia di Roma dove aveva trovato rifugio in casa di un rumeno che, non riuscendo a resistere al suo fascino, le aveva dato ospitalità. L’ultimo capitolo, dopo il suo arresto, aveva arricchito il racconto di un particolare inquietante: il presunto tentativo di abuso a sfondo sessuale da parte di un’agente di polizia penitenziaria , un episodio che aveva spinto sindacato Cosp a non credere ad un’accusa così grave e a bollare  la notizia come una «fantasia di fine estate».

Oggi, Rosa Della Corte, torna a far parlare di sé. La donna, infatti, avrebbe tentato per ben due volte di togliersi la vita nella cella nell’ala femminile del penitenziario leccese pare, ingerendo alcune schegge di vetro, lamette da rasoio spezzate e, come riportato dal quotidiano il Mattino, anche un piccolo crocefisso del rosario, come hanno accertato le radiografie cui è stata poi sottoposta.

Il doppio tentativo di suicidio – confermato anche da Mimmo Mastrulli, segretario generale Cosp – risalirebbe a qualche giorno prima di Natale.

Ma non finisce qui. Sembra, infatti, che circa un mese fa, le sia stata sequestrata un’accorata lettera indirizzata ad un boss della camorra di Sant’Antimo, col quale avrebbe avuto una breve relazione sentimentale. Nella missiva, una richiesta d’aiuto. Rosa si sarebbe lamentata  di essere stata abbandonata da tutti dopo l’evasione fallita, di fine agosto. Ed il boss le avrebbe risposto di avere messo a sua “disposizione soldi ed avvocati”.



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