Sequestrati beni per 15milioni ad associazione dedita al gioco illegale, c’è anche un castello

Il provvedimento emesso dalla seconda Sezione Penale del Tribunale su richiesta  del Procuratore Aggiunto Guglielmo Cataldi, nei confronti dei componenti di un’associazione, con base in Racale è stato eseguito dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Lecce.

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93 fabbricati tra abitazioni, locali commerciali e garage, 33 terreni, 9 società di capitali e una ditta individuale, 20 automezzi, saldi attivi riferiti a 40 fra depositi bancari e rapporti assicurativi oltre che quote societarie del valore di 450mila euro.

È questo il risultato di un’operazione del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Lecce, svoltasi nella giornata di oggi, al termine di complesse indagini di natura patrimoniale e finanziaria, che ha fatto sì che i militari delle Fiamme Gialle dessero esecuzione a un decreto di sequestro patrimoniale emesso dalla 2^ Sezione Penale del Tribunale di Lecce, su richiesta del Procuratore Aggiunto Guglielmo Cataldi, nei confronti dei componenti di un’associazione, con base in Racale, dedita all’esercizio del gioco d’azzardo attraverso l’alterazione di slot machine e apparecchiature da intrattenimento.

I beni sequestrati nello specifico

In particolare sono stati sottoposti a vincolo reale società attive nel settore del commercio all’ingrosso di videogame e apparecchi da intrattenimento, nel settore della compravendita immobiliare, nella gestione di attività turistico alloggiative e nel commercio all’ingrosso di alimentari, oltre a immobili di pregio – tra cui una struttura alberghiera e un castello – e terreni agricoli ubicati nei comuni di Ugento, Racale, Taviano, Gallipoli Melissano, autovetture e disponibilità finanziarie, per un valore complessivamente stimato dei beni posti sotto sequestro quantificato in 15 milioni di euro.

 

L’indagine che ha portato al provvedimento

L’esecuzione delle misure è intervenuta alla fine di un’ampia indagine delegata dallo direzione Distrettuale Antimafia locale che aveva già portato nell’anno 2015 all’esecuzione di 27 ordinanze di custodia cautelare  e al sequestro preventivo ex art 12 sexies di beni riconducibili agli indagati per un valore pari ad 12 milioni di euro.

Le verifiche, sviluppatesi in un ampio arco di tempo, hanno evidenziato come ai destinatari del sequestro di oggi fossero riconducibili una moltitudine di società e ditte individuali intestate a prestanome, attraverso le quali distribuivano e mettevano in esercizio in locali pubblici dislocati sull’intero territorio nazionale, “videopoker”, “slot machine” e “totem”, riproducenti il gioco d’azzardo. Le indagini hanno consentito, inoltre, di riscontrare come alcuni componenti dell’organizzazione, avvalendosi del “metodo mafioso”, turbassero la libertà di impresa e di concorrenza ponendo in essere condotte intimidatorie nei confronti dei titolari delle attività commerciali dove queste apparecchiature erano collocate.

Gli accertamenti svolti dagli investigatori del Drappello Misure di Prevenzione del GICO di Lecce, finalizzati all’individuazione e alla successiva aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati dal gruppo criminale hanno fatto emergere, inoltre,  oltre all’intestazione fittizia di numerosi risorse a vari prestanome anche l’esistenza di due trust fittizi, di cui uno utilizzato per isolare il patrimonio delle suddette società allo scopo di eludere la normativa antimafia in tema di confisca dei beni.

Sulla scorta di quanto è emerso nel corso dell’indagine, il Gruppo investigativo Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Lecce ha quindi eseguito, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Lecce, approfonditi accertamenti nei confronti dei componenti del sodalizio, volti a verificare l’esistenza dei presupposti legislativi per l’applicazione delle misure di prevenzione personali e patrimoniali, ai sensi della legislazione antimafia vigente.

È stata quindi  avviata una complessa attività investigativa che ha permesso di raccogliere numerosi elementi provanti l’elevata pericolosità sociale delle persone sotto investigazione, la loro propensione a delinquere e la loro resistenza ad adeguarsi alle regole.

Nel contempo sono stati, altresì,  approfonditi accertamenti patrimoniali e finanziari, che hanno permesso di riscontrare l’esistenza di una netta sperequazione tra le elevatissime disponibilità economico–patrimoniali e la ben più modesta posizione reddituale da ciascuno dichiarata.

La comunicazione delle chiusura delle indagini e il provvedimento

Al termine delle indagini, i risultati investigativi sono stati comunicati al Procuratore Aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia Guglielmo Cataldi che, condividendo la proposta formulata, ha inoltrato al Tribunale di Lecce la richiesta di applicazione delle misure di prevenzione personale e patrimoniale disciplinate dal D.lgs. 159/2011.

La Seconda Sezione Penale di Lecce accogliendo la richiesta ha disposto il sequestro dei beni mobili, immobili e delle disponibilità finanziarie che non hanno trovato giustificazione nei redditi dichiarati e nelle attività svolte dagli indagati e dai loro familiari.