La scuola delle mogli conquista l’Apollo nel Molière secondo Arturo Cirillo

Un bellissimo Moliere reinventato da Arturo Cirillo apre la stagione di prosa del Comune di Lecce d’intesa con il Teatro Pubblico Pugliese.

Apre al teatro Apollo con “La scuola delle mogli” di Moliere e con la regia di Arturo Cirillo, la stagione teatrale scelta da Comune di Lecce con Teatro Pubblico Pugliese.

Un cartellone di eventi per la stagione di prosa che è di tutto rispetto, con registi del calibro di Ferzan Ozpetek, Andrei Konchalovsky, Luciano Melchionna, e con Arturo Cirillo.

Apertura dedicata, dicevamo, a Molière, ma con la lettura contemporanea di Arturo Cirillo. La produzione è di Marche teatro – Teatro dell’Elfo – Teatro Stabile di Napoli, con la traduzione di Cesare Garboli.

“La scuola delle mogli” è una commedia sapiente e di grande maturità, come afferma lo stesso Cirillo. Amarezza e modernità come vuole lo stile Moliere degli ultimi anni. Gioia e dolore, stupore e ironia si sono alternate sul palco nella serata di ieri, quando il sipario si è alzato sul palcoscenico.

Con grande destrezza Arturo Cirillo, insieme a Valentina Picello, Rosario Giglio, Marta Pizzigallo e Giacomo Vigentini, hanno calcato le scene, coinvolgendo il pubblico rimasto quasi senza fiato, in un alternarsi di emozioni e parole ben dosate, urlate, sussurrate. “La scuola delle mogli” è una commedia che ricorda quelle antiche di Plauto, tra istinto, pietismo, sentimenti esasperati e misantropia.

La storia

Tra giochi di luci e colori Arturo Cirillo ha messo in scena un contesto colorato in netto contrasto con l’anima buia e doppia di Arnolfo. Tutto ruota intorno alla casa girevole ideata da Dario Gessati in cui Arnolfo ha rinchiuso Agnese, ragazza di umile provenienza, educata con l’obiettivo di farne una moglie docile, ignorante e ingenua, tenuta sotto chiave nella sua camera a cui si accede tramite una scala e una botola e guardata a vista dai servitori che si riveleranno, alla fine, nel ruolo chiave che scioglie i nodi della storia.

Peccato, però, che nel disegno di educazione sentimentale messo in atto da Arnolfo non sia stata valutata la variabile delle variabili, ovvero l’amore che la giovane Agnese proverà per Orazio.

Gli attori

Valentina Picello costruisce una Agnese allampanata, atterrita, ma non sconfitta e men che meno remissiva, che alla fine non solo mostra di avere consapevolezza di sè, ma nella corsa intorno alla casa, inseguita da Orazio, dimostra la sua indipendenza e la volontà di scegliere da sè per la sua vita.

Arturo Cirillo è un Arnolfo dilaniato dapprima granitico nelle sue convinzioni, successivamente vulnerabile nel delirio di gelosia e desiderio di possesso.

Degna di menzione la prova d’attore del giovane e agile Giacomo Vigentini, che riesce a rendere con convinzione la freschezza della sua gioventù e l’ingenuità del suo cuore. Cosa dire di coloro che hanno interpretato i servitori? Rosario Giglio e Marta Pizzigallo hanno conquistato la scena tra espressioni e gesti grotteschi, ma al contempo drammatici nell’accettare con riluttanza il ruolo di carcerieri della povera Agnese.

Gli applausi finali ci sono stati tutti per un Moliere pensato con arguzia e finezza teatrale, reso con eleganza.



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