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Una città che profuma d’Oriente. Lecce nei “Bozzetti” di Cosimo De Giorgi

by Adele Errico
1 Marzo 2020 7:18
in Cultura & Spettacoli
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Lecce bisogna guardarla dall’alto, per farsene un’idea. Bisogna arrampicarsi fino al vertice del campanile del Duomo, che “somiglia ad un fuso di forme colossali, piantato lì nel mezzo della città. E’ il più alto fra tutti i campanili della provincia e uno dei più elevati d’Italia.

“Il cucuzzolo della palla che ne forma la cima, resta metri 68,38 sul livello del suolo e 118,95 su quello del mare”. Così comincia  la descrizione di Lecce Cosimo De Giorgi nel primo dei suoi “Bozzetti”.

Uno sguardo verso l’orizzonte

Però, poi, si affretta immediatamente a precisare che a quell’altezza può restarvi solo Sant’Oronzo, il povero santo “condannato a sofferir torment e caldi e geli”.

Il punto più accessibile, dice De Giorgi, è la balaustrata del quarto piano, che si trova ad una altezza di 107 metri sul mare. Da quell’altezza, con la città che rimane ai piedi, l’orizzonte è stupendo. Sui terrazzi e sui tetti delle case, si alzano i campanili della chiesa del Rosario e quello dei Teatini, la torre incompleta dei Benedettini, quella molto elegante di San Giovanni, e poi le due cupole di Santa Croce e del Carmine.

Guardata da lassù, scrive, la città presenta un aspetto molto bizzarro. “Tutte le gradazioni di tinta dal giallo canario al giallo scuro hanno formato la tavolozza di mamma natura nelle incrostazioni dei licheni sulle case e sui pubblici edifici della città”.

Una città che profuma d’oriente, quella descritta da Cosimo De Giorgi. Città di terrazzi e di altane, di facciate di chiesa sovraccariche di ornamenti, terrazzini con ringhiere di ferro davanti alle finestre. Rari i giardini, e tutti in periferia; “gli aranci e i limoni vi crescono mirabilmente, e la palma dei datteri vi cresce rigogliosa e vi fruttifica”.

Così era Lecce negli anni della seconda metà dell’Ottocento.

Tags: storia-di-lecce
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