La lotta del cavaliere errante per la libertà: “Io, Don Chisciotte” arriva sul palco del Politeama Greco

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Michel Foucault se lo figurava come un essere “emerso direttamente dallo sbadiglio dei libri”, esile come un segno alfabetico, essenza di fogli stampati, romantico bagliore di un mondo rarefatto: è Don Chisciotte, personaggio ideato da Miguel de Cervantes; hidalgo spagnolo sulla cinquantina che trascorre i suoi momenti di ozio immerso nella lettura degli antichi romanzi cavallereschi e che sogna di essere, come i personaggi di cui legge, un cavaliere errante.

Don Chisciotte nasce dalle ceneri di Alonso Quijano – vero nome del personaggio – che scompare quel giorno in cui, a furia di leggere libri, diventa anch’egli un essere di carta, protagonista di una realtà fatta di segni, divenuto, senza saperlo, egli stesso un libro che custodisce una verità. La sua verità, fatta dei valori di un mondo cavalleresco perduto, un mondo di mulini a vento che, ai suoi occhi allucinati, sono giganti da combattere, di greggi che sono eserciti, osterie di campagna che sono castelli.  Questo “Cavaliere dalla Triste Figura”, con Sancho Panza al suo fianco – prima contadino, poi suo fido scudiero – cavalca, attraversando la Mancia, per raddrizzare i torti e sostenere i deboli e per dimostrare il proprio valore alla bella Dulcinea del Toboso, semplice contadina divenuta la dama dei suoi pensieri. La sua fantasia (qualcuno direbbe follia) lo induce a fare di una realtà interiore la realtà esterna ed acquista nuova parvenza il mondo, schermato dall’esaltazione che glielo fa vedere come egli crede che sia e non come realmente è.

Al Don Chisciotte di Cervantes si ispira “Io, Don Chisciotte” del Balletto di Roma che domani, venerdì 14 febbraio alle ore 20. 45, sarà rappresentato presso il Politeama Greco di Lecce.

Il coreografo Fabrizio Monteverde, da oltre trent’anni, lavora ad un’elaborazione stilistica e drammaturgica che ha prodotto capolavori come “Giulietta e Romeo”, “Otello”, “Bolero”, “Cenerentola”, “Il Lago dei Cigni ovvero il Canto”. Monteverde torna ora in scena per rileggere in chiave coreografica un’altra immensa opera letteraria come il “Don Chisciotte”.

Nella versione del Balletto di Roma, il protagonista incarna la confusione degli opposti, si incastra in quella crepa tra razionalità e follia, tra logico ed assurdo. Al centro della scena, i rottami di un’auto abbandonata, moderno Ronzinante, odierno destriero, simbolo di un mondo in trasformazione continua. Il temerario Don Chisciotte impone la propria illusione come realtà, sprezzante dei pericoli che il suo universo allucinato gli presenta. Monteverde immagina e rappresenta un Don Chisciotte eroe, poeta, folle, mendicante, re di un mondo che va alla rovescia, in cui l’errore è verità e la verità è errore, un Don Chisciotte forse incosciente, forse pazzo, forse confuso e smarrito ma libero. Libero di muoversi nel mondo, di inseguire un sogno, di trovare se stesso. “Io, Don Chisciotte” rappresenta la ricerca dell’identità, dell’essenza di un cavaliere che lotta per una giusta causa, per una rivincita del senso individuale in un mondo che impone le sue leggi. Un cavaliere che lotta per garantire la possibilità di essere liberi dai pregiudizi, dalle imposizioni, dall’infelicità facendo di un mondo di carta il proprio mondo, palcoscenico di incantamenti, di battaglie, di sfide, di innamoramenti.

Attraverso la danza, Balletto di Roma racconterà un Don Chisciotte che si batte per chi ha veduto il proprio sogno dileguarsi innanzi alla cruda luce della realtà, che si sacrifica, solitario cavaliere, per rivendicare schiere di sognatori. Immerso in un universo fatto di chimere, di figure in armatura che si affollano attorno alla poltrona nella quale sprofonda a sfogliare le pagine ingiallite dei volumi, Don Chisciotte non è folle. Ha solo trovato la chiave per dare una svolta all’esistenza, per inseguire la felicità: il coraggio.



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