Cuperlo si dimette, il PD si spacca

‘Ho scritto al segretario Matteo Renzi. Per comunicargli che mi dimetto da presidente dell’assemblea nazionale del PD’. Inizia cosè¬ il post su facebook a firma di Gianni Cuperlo, ormai ex Presidente dei democratici.

Le dimissioni del Presidente del Pd erano nell’aria e non sono tardate ad arrivare dopo l’accesa direzione di ieri pomeriggio. Lo scontro, infatti, con il segretario Matteo Renzi è stato al calor bianco. Motivo dell’ennesima diatriba non tanto e non solo la decisione del Sindaco di Firenze di incontrare, sabato scorso, nella sede del Nazareno, il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi per condividere con lui un progetto di riforme istituzionali e di modifica della legge elettorale, quanto l’intera gestione del Partito. L’area cuperliana, infatti, mal sopporta le continue accelerazioni al loro dire del segretario al quale farebbe difetto la discussione e la condivisione. In più di un’occasione Renzi, di contro, ha rimproverato la lentezza decisionale della vecchia classe dirigente; «Mi hanno votato alle Primarie 3 milioni di italiani. Di cosa c’è sempre bisogno di discutere –ha detto Renzi- se proprio quei cittadini mi hanno scelto come loro segretario per attuare il programma che presentavo?».

Ma questo modo troppo sbrigativo di intendere i rapporti politici è stato più volte rinfacciato al primo cittadino della città del giglio proprio da Gianni Cuperlo che ieri in direzione gli ha detto apertamente «ma se non hai bisogno di discutere e di confrontarti, che bisogno hai di convocare le direzioni?».
Insomma, l’intellettuale democrat vicino a D’Alema voleva dirgli: o ci chiami e ci ascolti oppure fai tutto da solo. Ma in un partito non funziona così.
Renzi, causando sembra proprio le lacrime di Cuperlo, nella sua replica finale ha detto: «Cuperlo chi?, quello eletto a riparo del listino bloccato?».
Era ovvio che la situazione andasse a finire nel modo in cui è finita. E questo rende ancor più debole in governo Letta.

Nella missiva pubblicata sulla sua pagina Facebook, Gianni Cuperlo spiega i motivi della sua scelta:
«Mi dimetto perché sono colpito e allarmato da una concezione del partito e del confronto al suo interno che non può piegare verso l’omologazione, di linguaggio e pensiero. 
Mi dimetto perché voglio bene al Pd e voglio impegnarmi a rafforzare al suo interno idee e valori di quella sinistra ripensata senza la quale questo partito semplicemente cesserebbe di essere.
Mi dimetto perché voglio avere la libertà di dire sempre quello che penso. Voglio poter applaudire, criticare, dissentire, senza che ciò appaia a nessuno come un abuso della carica che per qualche settimana ho cercato di ricoprire al meglio delle mie capacità».



In questo articolo: