Elezioni a Lecce? La barzelletta d’Italia

Il caso Lecce ha portato alla luce i meccanismi incerti e dilettanteschi di gestione dei seggi elettorali. Primo passo: professionalizzare gli operatori e pagarli meglio

L’obiettivo ormai è chiaro, bisogna rendere le Elezioni molto più professionali, per garantire il cittadino attraverso esiti elettorali certi e di immediata fruizione.

A Lecce le Elezioni Amministrative sono state l’esatto opposto di ciò che i cittadini vorrebbero, a cominciare dai ritmi lentissimi dello spoglio. In una città piccola come il capoluogo salentino, anche davanti ad una votazione così equilibrata, bisogna chiudere lo scrutinio in tempi ragionevoli e credibili. Che dopo 10 ore dall’inizio delle operazioni ci siano ancora sezioni che non sono in grado di comunicare il risultato è veramente inaccettabile, soprattutto nei giorni in cui il Mondo è ospite in Puglia del Governo italiano con il G7 a Brindisi, dove il nostro Paese dà prova di capacità organizzativa ed empatia internazionale.

E mentre i grandi della terra stanno a discutere di cambiamenti climatici e guerre, a pochi passi di distanza, nella capitale del barocco, non si sapeva, dopo 4 giorni, se ci sarebbe stato il ballottaggio.

I giornali si sono riempiti di parole inquietanti. Si è parlato di incongruenze, di schede annullate in numero impressionante, di verbali non redatti, di urne sequestrate, di sezioni chiuse, di riconteggi e ricorsi. Tutto un dizionario poco adatto a facilitare il linguaggio della democrazia.

E allora chi si assume la responsabilità di questa pantomima? Forse dovremmo assumercela tutti, perché la democrazia tutti ci riguarda e ognuno di noi dovrebbe farsi carico delle ragioni che hanno portato il meccanismo ad essere così poco performante.
È anche questione di organizzazione? Certo, soprattutto di organizzazione, competenza e serietà. Ci vorrebbero presidenti di seggio autorevoli accolti in sezioni grandi e spaziose, dove dovrebbero prendere posto i rappresentanti di lista.

E quindi fra presidenti, scrutatori e rappresentanti parliamo di un numero significativo di persone che dovrebbero lavorare in ogni sezione.

Tutta gente alla quale non si può chiedere un sacrificio per amor di patria, ma gente che andrebbe ricompensata adeguatamente, e non certo con 40 euro a giornata. Come si può pensare che un professionista faccia un lavoro da professionista con un compenso così meschino? E poi ci sono i rappresentanti di lista che dovrebbero essere garantiti per legge, in ragione della legittima pretesa di ogni cittadino di vedere messa al riparo la sua indicazione di voto da errori, fraintendimenti o interpretazioni di sorta e di parte. Dovremmo tutti comprendere che non basta imbucare una scheda elettorale nell’urna, è molto più importante che la scheda esca da quell’urna e che diventi specchio trasparente della volontà dell’elettore, perché così non sempre accade. E questo è un tradimento davvero imperdonabile.