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Il Senato riformato è una barzelletta (ma non fa ridere). Il punto critico di Enrico Mauro

by Redazione
23 Agosto 2017 13:04
in Politica
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senato

Più si rileggono le disposizioni che la riforma costituzionale dedica al nuovo Senato, cuore della riforma, più si stenta a credere che siano state partorite. Proviamo a fare poco più di un elenco, non esaustivo, dei pasticci concepiti da questo Parlamento dinominati e illegittimi. I primi punti sono relativi alla composizione, quelli seguenti al funzionamento. Naturalmente una cattiva composizione non può non tradursi in cattivo funzionamento.

Il Senato non sarà abolito, come promesso, e non è dato sapere da chi e come saranno eletti i 95 senatori, su circa 100 espressione di comuni e regioni. Bisognerà attendere una legge bicamerale-paritaria.

Altri 5 senatori potranno essere nominati (per sette anni) dal Presidente della Repubblica tra cittadini che avranno illustrato la Patria per altissimi meriti. Avranno illustrato la Patria, ma rappresenteranno comuni e regioni! Persino la revisione berlusconiana bocciata dal referendum del 2006 non era così maldestra (trasformava i senatori a vita in deputati a vita in modo che, appunto, rappresentassero la Patria).

Resteranno come senatori di diritto a vita gli ex Presidenti della Repubblica. Che, poverini, rappresenteranno anche loro comuni e regioni. Anche su questo punto la revisione bocciata nel 2006 era fatta meglio.

Mentre i senatori saranno circa 100, i deputati resteranno 630. La revisione bocciata nel 2006 era molto più equilibrata (518 deputati più quelli a vita e 252 senatori). Persino il Piano di rinascita democratica di Licio Gelli era più equilibrato (450 deputati e 250 senatori, non si capisce se inclusi o esclusi quelli a vita)!

Questi circa 100 senatori, però, eleggeranno ben 2 giudici costituzionali (che peraltro si occuperanno per forza di cose di qualunque materia, non solo di enti territoriali), mentre i 630 deputati eleggeranno solo 3 giudici costituzionali. Dov’è la ragionevole proporzione?!

Fin qui quanto alla composizione. Passiamo al funzionamento.
I pochi senatori saranno prima di tutto sindaci e consiglieri regionali: a tempo parziale come sindaci e consiglieri e a tempo parziale come senatori. Non è dato sapere se la loro settimana sarà di quattordici giorni.

I senatori di provenienza comunale e regionale non scadranno tutti insieme, bensì man mano che termineranno i mandati comunali e regionali. Anche questo non aiuterà il Senato a lavorare bene.

Ai pochi senatori, quasi tutti part-time, sarà affidata una quantità spropositata di funzioni legislative ed extralegislative. Tra quelle extralegislativealcune sono nuove e bizzarre per un Senato delle istituzioni territoriali. Ad esempio, non si capisce cosa voglia dire che il Senato valuterà le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verificherà l’attuazione delle leggi dello Stato, e tanto meno si capisce perché dovrebbe valutare politiche e attività che non si riferiscono a comuni e regioni.

Quanto alle funzioni legislative, le materie per le quali resterà il bicameralismo paritario sono circa una ventina (non è facile contarle). Quindi sul punto il titolo della legge e il quesito referendario, che parlano semplicemente di superamento del bicameralismo paritario, sono ingannevoli.

Tra le leggi per le quali il bicameralismo resterà paritario vi sono quelle costituzionali e quelle di revisione costituzionale. Quindi il nuovo Senato di circa 100 senatori quasi tutti part-time e rappresentati comuni e regioni riformerà la Costituzione con gli stessi poteri della Camera. Capolavoro!

Nelle materie per le quali il bicameralismo paritario sarà superato il Senato potrà o dovrà sempre dire la sua. Questo significa che, se, a Costituzione vigente, un disegno di legge può essere approvato in due passaggi (Camera/Senato o Senato/Camera), lo stesso disegno di legge, a Costituzione riformata, ne richiederà quasi sicuramente tre (Camera/Senato/Camera).

Le procedure legislative saranno – grottescamente – una decina. Ma non si doveva semplificare, accelerare, chiarire? Il quadro si complica a tal punto che la riforma prevede che i Presidenti delle Camere decideranno d’intesa le questioni di competenza. Previsione che nella Costituzione vigente manca perché il quadro delle procedure legislative vi è molto più chiaro.

Non sono solo le questioni di competenza che rischieranno di rallentare il processo legislativo, bensì anche e soprattutto le questioni di costituzionalità per vizi di procedura: la Corte costituzionale, cioè, sarà sepolta (non ci vuole un profeta…) da domande di annullamento di leggi approvate secondo la procedura errata (x invece di y, y invece di z…).

Il resto della riforma, a parte poche cose buone che si potrebbero fare semplicemente ritoccando la Costituzione (ad esempio l’abolizione del CNEL) o comunque senza stravolgerla (ad esempio la ridistribuzione delle funzioni legislative tra regioni e Stato), è pensato e scritto altrettanto male. Ma bisognerebbe leggerla con i propri occhi, anziché fidarsi.
 
di Enrico Mauro

Tags: referendum
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