Nuovi strascichi di anatra zoppa. Tondo e Monosi devono essere risarciti per l’errore della Commissione

A stabilirlo il Tar di Lecce che ha accolto parzialmente il ricorso proposto dai due consiglieri eletti con sette mesi di ritardo, rappresentati dall’Avvocato Pietro Quinto.

Sembrava una storia messa alle spalle completamente, ma così non è stato e poco più di un mese dalle elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale di Lecce, un’altra consultazione torna a far parlare di sé, quella del 2017, che portò a sedere sullo scranno più importante di “Palazzo Carafa” Carlo Salvemini.

La storia

Tutti ricorderanno, è storia abbastanza recente, che all’indomani delle elezioni amministrative del 2017 la Commissione Elettorale Centrale, attraverso un’illegittima interpretazione dell’art. 73 del Testo Unico degli Enti Locali, attribuì il premio di maggioranza alle liste che avevano sostenuto il Sindaco Carlo Salvemini, nonostante che al primo turno una diversa coalizione avesse conseguito la maggioranza dei voti.

Nel caso specifico si era verificato il cosiddetto fenomeno dell’anatra zoppa, cioè l’elezione diretta di un sindaco a cui non spetta il premio di maggioranza nell’ambito del consiglio comunale.

Fu necessario un ricorso al Tar e al Consiglio di Stato per far annullare il verbale di proclamazione e per ristabilire una composizione dell’assise coerente e conforme con la volontà espressa dal corpo elettorale.

Il ricorso

L’Avvocato Pietro Quinto – che aveva combattuto in prima linea la battaglia avverso la decisione della Commissione Elettorale, nell’interesse di Angelo Tondo e Attilio Monosi che avevano assunto con un ritardo di sette mesi la loro carica a cagione dell’illegittima primaria composizione del consiglio comunale, ha successivamente proposto ricorso al Tar per ottenere dal Ministero dell’Interno il risarcimento del danno derivante dalla lesione di un diritto costituzionalmente garantito, qual è quello dell’esercizio del “munus” pubblico di consigliere comunale.

La decisione

Il Tar di Lecce – Presidente Pasca, estensore Ferrazzoli – ha accolto parzialmente il ricorso proposto dal legale leccese, disconoscendo il danno patrimoniale attesa la natura indennitaria del compenso spettante al consigliere comunale indissolubilmente collegato all’effettivo svolgimento del mandato elettorale. Ha invece riconosciuto il danno non patrimoniale, liquidato in via equitativa.

“Si è trattato di una battaglia di principio  che assume una rilevanza di carattere generale a tutela del diritto di elettorato passivo di tutti i cittadini ma soprattutto perché afferma la responsabilità delle Commissioni Elettorali, che, in tutti i procedimenti amministrativi e non solo per le elezioni negli enti locali, devono garantire il rispetto delle regole procedimentali e sostanziali a tutela dell’interesse pubblico”, ha affermato l’Avvocato Quinto.

Sulla pretesa dei ricorrenti – condividendo la tesi del legale – il Tribunale Amministrativo Regionale ha affermato il seguente principio: “Osserva il Collegio che il pregiudizio subito dagli istanti trae la sua origine dal comportamento dell’Ufficio Centrale Elettorale che ha colposamente errato nell’attribuzione del premio di maggioranza e, quindi, nella redazione del verbale successivamente annullato (il cosiddetto danno evento). Conseguentemente ricorre il nesso di causalità. Sussiste, altresì il nesso di causalità giudica, atteso che, dalla privazione del diritto di svolgere l’incarico politico in esame è derivato il danno non patrimoniale consistente nella compromissione del diritto al pieno sviluppo della personalità umana, meritevole di tutela ai sensi degli artt. 3 e 4 della Costituzione”.

Per effetto dell’accoglimento del ricorso “Via Rubichi” ha liquidato in via equitativa un danno non patrimoniale nella misura di 1.000 euro, oltre interessi (che i ricorrenti devolveranno in beneficenza) ed ha condannato l’amministrazione alla rifusione delle spese legali.

Il Tribunale Amministrativo ha altresì precisato, respingendo la contraria eccezione dell’Avvocatura dello Stato, che la responsabilità risarcitoria è imputabile al Ministero dell’Interno, atteso che l’Ufficio elettorale Centrale è un organo straordinario della pubblica amministrazione che fa capo appunto al Ministero dell’Interno.