Vertenza Newlat. Fallito il tentativo di dialogo: avviate procedure di mobilitè

Vani i tentativi dei sindacati: Newlat Spa ha deciso di avviare la procedura di mobilità per 177 unità lavorative. I sindacati denunciano gli atteggiamenti di chiusura dell’azienda.

Newlat Spa ha deciso di avviare, ai sensi di legge, la procedura di mobilità per 177 unità lavorative, di cui 14 nel deposito di Lecce. A nulla sono valsi i tentativi dei sindacati di trovare soluzioni alternative. Gagliardi (Flai Cgil): "Chiederemo nelle prossime ore l'interessamento delle istituzioni e della politica locale".  

Nell’ambito delle 24 ore di sciopero proclamato dalla FLAI-CGIL, che fa seguito al “mancato accordo” sottoscritto presso il Ministero del Lavoro in Roma per la vertenza in atto nei confronti del Gruppo Newlat SpA, si è tenuto questa mattina il previsto sit-in dei lavoratori del sito di Lecce dalle 8,00 alle 13,00.

Il Gruppo Newlat Spa, infatti, ha deciso di avviare la procedura di mobilitàai sensi della legge 223/90, la riduzione di personale per 177 unità lavorative nel Settore Lattiero-Caseario, di cui 14 nel deposito di Lecce su un totale di 17 dipendenti. Quindici sono stati i lavoratori che hanno aderito allo sciopero. Diverse sono state le proposte del sindacato per evitare il licenziamento collettivocontratti di solidarietà per un periodo di 48 mesi accettando anche di arrivare all’orario di lavoro di 35 ore; disponibilità a ragionare di contratti part-time; possibilità di prevedere processi di mobilità su base volontaria ed incentivata; richiesta alle Istituzioni competenti e a Newlat di esplorare la possibilità di utilizzare lo strumento della CIG in deroga.

La risposta dell’Azienda è stata di chiusura totale manifestando la volontà a procedere secondo i criteri di legge, quindi con i licenziamenti. “Siamo di fronte ad un gruppo industriale che si dimostra indisponibile per trovare le soluzioni. Il sito di Lecce ha già versato lacrime e sangue nei mesi scorsi – dichiara Antonio Gagliardisegretario generale FLAI CGIL provinciale  con la chiusura parziale del reparto di produzione. Giunge ora l’ulteriore richiesta di licenziamenti che per noi risulta inaccettabile”. Nessun piano industriale è stato mai presentato, bensì un piano di intenti: quello di licenziare il personale e terziarizzare le attività. “Chiederemo nelle prossime ore l’interessamento delle Istituzioni e della politica locale. Non possiamo accettare che dopo i grandi gruppi multinazionali che hanno lasciato questo territorio, gruppi industriali italiani, motivati semplicemente dal profitto ed in assenza di necessari interventi ed investimenti capaci di rilanciare le produzioni, decidano di mollare tutto con gravissime ricadute sul piano sociale – conclude Gagliardi”.



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