Droga dello stupro, la parola dell”™esperta: Dott.ssa Sabrina Magris

Approdano sulle prime pagine dei giornali nazionali gli episodi di violenza sessuale verificatisi nella settimana di Ferragosto nelle località balneari salentine. Fino a ieri, ammontava a 3 il numero delle vittime di abusi sessuali dovuti, probabilmente, alla ‘droga dello stupro.

Dopo le dichiarazioni rilasciate dalla turista 24enne, che nei giorni scorsi aveva denunciato un caso di presunto stupro, gli episodi si “riducono” a due. La ragazza avrebbe affermato di non aver subito abusi sessuali; il rapporto sarebbe stato consenziente. Al vaglio della Procura anche le versioni della 19enne tarantina, presunta vittima di stupro nelle campagne tra San Foca e San Cataldo e della ragazza di 14anni che avrebbe subito una violenza di gruppo in una Pineta di Gallipoli.

Ma i racconti delle giovani donne rendono difficile il lavoro degli inquirenti  a causa dei ricorrenti “non ricordo” dovuti alle lacune provocate dalla “notte brava”. Segni sul corpo, lividi, graffi, mal di testa, attacchi di panico e abiti differenti da quelli indossati la sera prima: è questo tutto quello che rimane da raccontare alle vittime della “droga dello stupro”, il “nuovo” mostro della società che agisce sul cervello, manipolando i centri del ricordo e lasciando solo uno stato confusionale che non permette ai bersagli inconsapevoli di fornire dettagli sulle ore trascorse prima del “crimine”.

Una sostanza incolore, inodore ed insapore che annebbia la mente rendendo il corpo disponibile all’attività sessuale “grazie all’esaltazione di alcuni ormoni già presenti in natura nel nostro organismo”. Lo spiega la dottoressa Sabrina Magris,  laureata in Psicologia Investigativa presso la North West University negli  Stati Uniti, con specializzazione nei casi di DFSA (droga dello stupro). Certificata presso il Dipartimento di Giustizia americano, attualmente è tra i primi esperti in Italia nella gestione delle vittime e nella preparazione di programmi trattamentali e di prevenzione del fenomeno, nonché dell’ investigazione. Presidente di École Universitaire Internationale, istituto che rilascia la certificazione ONU per gli operatori di pace. Criminologa e punto di riferimento per vari Stati esteri in caso di cittadini vittime di droga dello stupro nel territorio italiano.

Dottoressa, cosa è la droga dello stupro?
“La droga dello stupro è una sostanza inodore, incolore ed insapore che agisce sul cervello, spegnendo i centri del ricordo. L’effetto può avere una durata che oscilla dalle due alle tre ore in media.  La  tipicità negativa di questa sostanza consiste nell’essere, in parte, già presente nel nostro organismo: il gbh, Gamma Butirrolattone, che regola il processo ormonale. Al momento dell’assunzione della droga viene superata la normale soglia endogena, alimentata dalla droga. Il livello di gbh sale, stimolando l’attività sessuale inconscia, nonostante il cervello sia praticamente spento. Sessualmente, dunque, non si è propriamente “svenuti”. Purtroppo, essendo nella maggior parte dei casi le vittime adulte e quindi sessualmente attive, non è possibile trovare “tracce” della violenza, come ad esempio lacerazioni. Molto spesso poi, la sostanza viene somministrata con bevande alcoliche che esaltano lo stato confusionale, ma può essere versata anche in cocktail analcolici o addirittura acqua”.

Da cosa è composta la droga dello stupro e , dove la  si può “rintracciare”?
“I principi attivi della droga dello stupro sono sostanze considerate legali per uso medico. Magari non uno studente di farmacia al primo anno, ma chiunque con un minimo di pratica è in grado di produrla. Ha un costo irrisorio, accessibile a tutte le tasche. Si può acquistare facilmente su internet, per meno di dieci euro, permettendo quindi di rimanere nell’anonimato e senza il bisogno di crearsi particolari collegamenti con i produttori” .

E’ praticamente impossibile accorgersi della presenza della sostanza nella propria bevanda e il suo acquisto è alla portata di tutti. Come è possibile prevenirne, se non l’assunzione, la diffusione?
“In questo caso la prevenzione parte nel post-trauma. Questa droga è molto furba perché va via subito tramite l’urina e il sudore. E’ fondamentale, per trovarne le tracce, effettuare degli esami immediati, recandosi in Ospedale. In Italia, non è un fenomeno nuovo, ma in America la droga dello stupro viene studiata da circa trent’anni ed alle vittime viene assicurato un trattamento nel post-evento grazie a cliniche specializzate nella cura del trauma. Personale specializzato a livello investigativo viene formato, inoltre, nelle forze dell’ordine”.



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