Caro vecchio stadio Via del Mare…

Mentre si accende il dibattito sul rifacimento dello stadio di Lecce, tutti gli appassionati convengono sulla necessità di poter disporre di una struttura moderna e al passo con i tempi

Lo stadio via del mare ha quasi 60 anni e allora diciamolo: ha fatto il suo tempo. Al netto della nostalgia che può sorprendere solo i più maturi (con animo infantile) lo stadio non è adatto alle esigenze di fruizione di una moderna comunità. Non è solo una faccenda legata ad aspetti tecnici, di tenuta statica e di sicurezza, non è questione di architettura demodé, ma un fatto che rimanda a ragioni anche di carattere culturale.

Gli stadi di oggi devono essere luoghi vitali, dal forte impatto attrattivo, capaci di accogliere il tifoso e gli appassionati, ma anche gli sportivi tiepidi e i semplici curiosi, non è solo il punto di vista calcistico che deve prevalere.

Quando nel 1966 fu costruito il nuovo stadio (58 anni fa) sulla via per San Cataldo, l’idea alla base del progetto non era quella di radunare il popolo dei tifosi del Lecce in un luogo più accogliente, ma a dettare il ritmo di una trasformazione epocale era la logica dell’imminente espansione urbana verso est, verso il mare di Lecce. Alla base c’era una visione urbanistica, di impatto ambientale, di nuove frontiere da oltrepassare.

Lo stadio, oggi, è un riferimento della comunità civile, come le chiese che hanno storicamente definito il perimetro della civis, condito da irrinunciabili componenti identitarie e culturali, un luogo dove riconoscersi e condividere un intimo senso di appartenenza.

Lo stadio di Lecce è vecchio, scomodo, malandato, a volte respingente per famiglie e bambini. Pensare alla comunità, pensare ad una revisione del contesto che lo accoglie, pensare al nostro futuro è ancora più importante di una partita di pallone