Addio al professor Mimmo Quarta, profeta dell’Utopia

a Cultura salentina in lutto per l’improvvisa scomparsa di Cosimo Quarta, docente di Filosofia della Storia ed Etica ambientale, co-fondatore del Centro interdipartimentale sull’Utopia.

Addio professore. La notizia ci coglie impreparati, come sempre accade quando si vuole bene a qualcuno. E poi all'improvviso, come in questo caso, non si fa in tempo a salutarsi. Solo poche settimane fa, invece ci eravamo visti ricordando vecchie storie. Avevamo partecipato insieme alla presentazione del nuovo centro di ricerca sull'utopia che ti apprestavi a dirigere al fianco di Geppino Schiavone e Carlo Alberto Augeri e insieme a vecchia e nuova guardia di utopici incalliti.
 
Sentirti argomentare questioni filosofiche era un'avventura come quelle vissute nell'antro magico della nostra Università, quando si studiava la filosofia come fosse il sacro fuoco della vita o il santo Graal. Cose utopiche insomma ma che lasciano un segno, un solco, una pista da seguire nella vita.  Il progetto della Storia era per te, caro professore, un progetto della vita di tanti tuoi studenti, eserciti di pensatori appassionati formati nei corsi di laurea di Magistero e Scienze dell'Educazione.
 
"L'Utopia platonica", tuo libro fra i più apprezzati, è custodito a casa nella libreria preziosa, non tra i libri universitari ma tra i capolavori della letteratura e dell'arte, studiato quasi a memoria e si badi che ancora oggi, dopo quasi vent'anni, sarei pronto a dare battaglia al tavolo d'esame, in ragione di una indelebile traccia nella memoria.
 
E poi dopo per anni a inseguire quell'utopia nelle frequentazioni amichevoli e familiari. L'amicizia con i tuoi amati figli, fraterni compagni di giovinezza nei gruppi parrocchiali, e tante esperienze vissute sul confine ardito della cultura cristiana che hai sempre difeso tra i flutti tempestosi del mare di oggi.
 
Caro professore, oggi che ci salutiamo da sponde opposte, più lieta mi sembrerà quell'utopia custodita nei tuoi libri e vi attingerò avidamente finché sarò in tempo, finché avrà senso avere qualcosa che valga la pena di essere scritto.



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