Otranto, i fondi per luminarie e fuochi ai bisognosi ma insorgono le aziende: “così chiudiamo”

Le aziende di luminaristi sono pronte a manifestare contro la decisione dell’arcidiocesi di Otranto di non destinare fondi a luminarie e fuochi, dopo un anno di fermo a causa della pandemia.

È un grido di disperazione, oltre che di protesta, quello dei luminaristi salentini che si sono trovati a fare i conti con la decisione dell’arcidiocesi di Otranto, colpo di grazia ad un settore già messo in ginocchio. Sono affidate ad una nota le disposizioni dell’arcidiocesi per feste, luminarie, concerti e fuochi pirotecnici: dietro alla sospensione, la volontà di destinare una parte dei fondi parrocchiali a sostegno delle famiglie più bisognose.

Se, da un lato, aiutare i poveri è sempre una decisione da condividere, dall’altro il rischio, concreto, è quello di ampliare la platea di persone bisognose. Sono pronti a manifestare, a scendere in piazza e protestare le aziende salentine che portano avanti una delle tradizioni più identificative del Salento, che tanto colpisce turisti e non, anno dopo anno.

“Da parte della curia di Otranto non ci sono aperture ad una eventuale risoluzione, anche minima, del problema”. È quanto si legge nella nota congiunta a firma delle aziende che negli scorsi giorni si sono riunite. Il testo, a firma Perrotta Luminarie, Illuminal’art Fasiello e Signore, Luminarie Fabrizio, Fagniuolo Luminarie, Mariano Lligh, Vincenzo Memmola, Decolux di De Donno e Musio, Lme Memmola Enzo e Arte e Luce, è una presa di coscienza di una situazione ormai insostenibile da parte delle aziende e dei dipendenti.

Vessati da chiusure sempre rigidissime, la decisione della curia rischia di tagliare fuori dalle riaperture previste per le prossime settimane le aziende e i lavoratori. “Siamo pronti a scendere in piazza e protestare” ribadiscono, nell’attesa di un segnale di apertura da parte della curia.