Quante unità di medici create per il Coronavirus ci sono in Puglia? Il M5S chiede il conto

Ancora nessun chiarimento sul numero delle Usca attualmente attive in Puglia. A chiedere un resoconto sono stati i consiglieri pentastellati: “non si possono ripetere gli errori fatti a marzo, servono risposte immediate”

Le Usca, almeno sulla carta, dovevano essere uno strumento prezioso nella lotta al Coronavirus che stava mettendo, in seria difficoltà, il sistema sanitario, soprattutto nelle regioni “rosse”, più colpite dal  virus. In poche parole, dei giovani medici avrebbero “gestito” a casa i pazienti positivi al Covid19 che non avevano bisogno di un ricovero. Due gli obiettivi delle Unità Speciale di Continuità Assistenziale: correre dalle persone asintomatiche, sospettate di aver contratto il virus, che attendono l’esito negativo del tampone o con sintomi lievi che hanno bisogno di assistenza medica, a domicilio, evitando in questo modo di “pesare” sugli ospedali che avevano i posti letto contati. E permettere ai medici di famiglia di continuare ad occuparsi dei pazienti ordinari. L’emergenza non è passata e le unità potrebbero rivelarsi utili nella seconda ondata.

Anche per questo, i consiglieri del M5S hanno chiesto nelle scorse settimane di conoscere per ogni Asl della regione e per ogni provincia il dettaglio del numero delle Usca attualmente attive in Puglia, dei medici assunti, dei compiti svolti da ciascuna Unità e il numero di interventi effettuati. Una richiesta caduta, per il momento, nel vuoto come si legge in una nota a firma dei pentastellati Rosa Barone e Marco Galante. «Le settimane passano e non ci è pervenuta alcuna risposta dal Dipartimento salute regionale alla nota con cui chiedevamo il numero delle Unità attualmente attive in ogni provincia pugliese. Fino ad oggi abbiamo letto della decisione di sospendere i ricoveri non urgenti fino a martedì 27 per concentrare le risorse sulle urgenze. Cosa si sta facendo invece per potenziare la sanità territoriale e la gestione dei pazienti Covid che non necessitano di ricovero?».

Secondo Barone e Galante le Usca potrebbero essere un valido aiuto in un momento come questo, dove la curva dei contagi in Puglia tornata a salire e  l’aumento del numero dei nuovi casi stanno mettendo a dura prova i Dipartimenti di Prevenzione. «Le USCA vanno potenziate per dare supporto ai dipartimenti di prevenzione, purtroppo sotto organico e il cui personale è costretto a turni massacranti, sia per effettuare le attività di tracciamento dei contatti dei positivi al Covid, che per effettuare i tamponi. Con l’aumento dei focolai nelle strutture protette come le RSA – continuano –  questi medici sono necessari per le persone più fragili colpite dal Covid, per cui non è necessaria l’ospedalizzazione. Medici che devono poter lavorare in totale sicurezza e con DPI idonei»

«Non si possono ripetere gli errori fatti a marzo, servono risposte immediate» concludono.



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