C’è un ingrediente segreto che rende il gelato di ‘Defriscu‘ unico nel suo genere, e non si trova nei ricettari tradizionali: è la dignità. A Lecce, quella che era nata come una gelateria sociale è ufficialmente diventata un “luogo di comunità”, un laboratorio dove l’integrazione lavorativa si trasforma in una ricetta di successo per il territorio.
Nella splendida cornice di Palazzo Scarciglia, si è appena celebrata la conclusione di un percorso sostenuto dalla Fondazione Intesa Sanpaolo e dalla Fondazione di Comunità del Salento, che ha dimostrato come un’impresa possa essere, contemporaneamente, eccellenza artigianale e motore di riscatto sociale.
Oltre il bancone: una scuola di vita
Il cuore del progetto ha visto come protagonisti tre ragazzi con fragilità che, lontano da logiche assistenzialistiche, sono stati inseriti nel mondo del lavoro con regolari contratti di tirocinio. Supportati da tutor specializzati, hanno imparato l’arte della gelateria, scoprendo che un cono o una coppetta possono essere strumenti per conquistare l’indipendenza.
“Non è stata solo un’occasione lavorativa,” è emerso dalle testimonianze toccanti di familiari e tutor, “ma un percorso di conquista dell’autonomia personale.”
Un circolo virtuoso di solidarietà
La vera forza di Defriscu risiede nella sua capacità di evolversi. Nata nel 2020 per sostenere donne vittime di violenza, la gelateria ha saputo allargare i propri orizzonti.
Un modello per il territorio

Come sottolineato da Mons. Angelo Raffaele Panzetta, Arcivescovo di Lecce, e da Ada Chirizzi, Presidente della Fondazione di Comunità del Salento, il successo di Defriscu risiede nel “fare rete“. Non si tratta solo di fare del bene, ma di trasformare la solidarietà in opportunità professionali concrete e sostenibili nel tempo.
In un mondo del lavoro spesso escludente, la storia di Defriscu ci ricorda che l’inclusione non è un traguardo statico, ma un processo quotidiano fatto di formazione, ascolto e, naturalmente, un ottimo gelato artigianale.
