Da Leucasia alla Specchia dei Mori: miti, leggende e superstizioni tutte salentine

Sono numerose le leggende e le superstizioni che riguardano il territorio salentino tra loro il fiume Idume a Lecce, la Specchia dei Mori di Martano e la leggenda di Leucasia a Santa Maria di Leuca.

Il Salento non è solo una terra ricca di fascino dal punto di vista ambientalistico e naturalistico, ma anche in termini culturali: una storia millenaria rende, infatti, quest’area culla di numerose tradizioni e leggende tuttora ricordate e amate dagli abitanti del posto. Scopriamone insieme alcune.

Le leggende sul fiume sotterraneo Idume

Non tutti sanno che a Lecce scorre un fiume, in larga parte sotterraneo, l’Idume, che si dice attraversi il centro storico cittadino per oltre sette chilometri, tanto da essere visibile all’interno di alcuni palazzi d’epoca. Già noto ai Romani, tanto da essere citato nella Tabula Peutingeriana di Plinio il Vecchio, il fiume Idume è stato per secoli oggetto di studi, ma anche di tante leggende popolari, che lo vedono come un corso d’acqua quasi “sacro”.

Secondo alcune credenze popolari, immergersi nelle acque dell’Idume rappresenta un’usanza estremamente benefica, legata all’antica presenza di fate e spiriti, che lo renderebbero un luogo magico e rigenerante. Altri racconti parlano della possibilità di udire uno scroscio d’acqua passeggiando tra i vicoli del centro storico di Lecce, dovuta proprio alla presenza del fiume sotterraneo, non visibile, ma sempre presente nella vita della città.

Sebbene molte di queste voci siano frutto della sola tradizione popolare, per i leccesi l’Idume è ancora oggi un simbolo, da preservare e guardare con orgoglio.

La Specchia dei Mori di Martano

Un altro luogo simbolico del Salento è la cosiddetta Specchia dei Mori, sita nel territorio di Martano. Similmente ai trulli, secondo gli studiosi le specchie non erano altro che antiche abitazioni delle quali oggi non restano che pochi ruderi, tuttavia ipotesi più fantasiose vi attribuiscono ulteriori significati.

La particolarità della Specchia dei Mori sta proprio nelle numerose leggende nate sul suo conto: conosciuto anche come Segla u demonìu, questo ammasso di pietre oggi apparentemente informi sarebbe, secondo alcuni racconti, opera del demonio, che qui vi custodisce una chioccia con i suoi pulcini d’oro. Altri racconti della tradizione sostengono invece che la sua costruzione abbia avuto scopi difensivi o, ancora, che la sua funzione fosse quella di avvicinare l’uomo agli dei per poter rendere loro meglio onore.

La leggenda della sirena Leucasia

Conosciuta come il tacco dello stivale italico, la città di Santa Maria di Leuca vanta anche una antica leggenda riguardante la presenza di una sirena tutta bianca, chiamata Leucasia. Regina del tratto di mare in cui si incontrano Ionio e Adriatico, durante uno dei suoi canti Leucasia vide un giovane pastore di nome Melisso, dal quale si sentì subito attratta. Nonostante il richiamo della sirena, Melisso, che era già innamorato della sua Aristula, non si lasciò ammaliare scatenando la gelosia di Leucasia.

Un giorno la sirena vide i due innamorati abbracciati sugli scogli e, per vendetta, scatenò una tempesta che li fece cadere in mare e morire. Leucasia, in preda alla collera, separò infine i due corpi esanimi e li abbandonò sulle due punte opposte del golfo. La dea Minerva, alla quale era dedicato un tempio proprio sulla cima della scogliera, si impietosì alla vista della scena e pietrificò i due corpi, dando vita a quelle che oggi sono conosciute come Punta Melìso e Punta Ristola.

La superstizione dei simboli fallici portafortuna

Di superstizioni ne è pieno il mondo: basti pensare a come in ogni Paese vi siano credenze di ogni genere riguardo numeri, oggetti e azioni particolarmente fortunati e sfortunati, che spesso influenzano anche attività quotidiane come lo sport, il gioco e il lavoro, soggetti all’utilizzo più o meno celato di specifici portafortuna come abiti e talismani. Ovviamente non mancano anche in Puglia e nel Salento questi antichi simboli e rituali per incentivare la buona sorte.

Uno dei più curiosi in tal senso è quello legato ai simboli fallici, visti già dagli antichi Romani come amuleto per propiziare la prosperità e allontanare la sfortuna. Nel Salento, tali simboli sono visibili in diverse aree: a Torchiarolo, per esempio, sono presenti falli di origine preistorica il cui ritrovamento pare sia avvenuto in antiche sepolture. Altri avvistamenti del genere sono quelli di Santa Cesarea Terme, addirittura a 28 metri di profondità nel mare, e nelle grotte di Poggiardo, dove si pensa che i simboli fallici avessero un importante significato religioso.



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