Questo classico non s’ha da fare. Per lo meno al biennio. Secondo le nuove Linee Guida per i licei emanate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, il romanzo storico di Alessandro Manzoni non sarà letto nel corso dei primi due anni della secondaria superiore ma solo dal quarto anno. Motivo?… Non più contemporaneo, perciò in dovere di lasciare spazio, scaffalature e programmi a Moravia e Pavese, Fenoglio e Morante e ad altri autori più recenti.
Così il Manzoni, reo di non aver mai smesso i panni dello scrittore ottocentesco e, più ancora par di capire, di aver immortalato il Seicento di italica memoria in un affresco ancora vivido e attuale, si becca ‘due meno meno‘ in contemporaneità.
Non è in questione tanto la necessità di rivedere i programmi ministeriali – datati, lunghi, difficili da gestire nell’economia quadrimestrale, tiranna e ferocemente tranchant da che si ha memoria – quanto il fatto che la scure si abbatta proprio su un libro che ha unito, ma anche diviso, quindi legato a doppio filo, generazioni di fanciulli e i loro familiari, che ha donato ai lettori tutti un modo di approcciare al mondo sì imbibito di Cattolicesimo, ma nel senso più pieno ed elevato del termine, e mai bigotto – chi di noi per fortuna non rammenta ancora la storia della Monaca di Monza…Ma soprattutto I promessi sposi restano un capolavoro oggi contemporaneo più che mai per il lungo, onesto, meticoloso, lungimirante studio sulla lingua, sommamente colto e, ci pare di poter dire, colto solo in parte dalle alte sfere politiche nel suo straordinario valore culturale; a quanto è dato di osservare sembra proprio che non lo si apprezzi affatto come strumento per far fronte alla questione delle questioni, ovvero la questione dell’italiano, questione di straordinaria urgenza dal momento che ormai la nostra nobile lingua non solo viene letta meno nelle sue suggestive sfumature e nei suoi costrutti figli di greco e latino classici, ma anche parlata sempre meno perspicuamente in quello che ormai si impone come dialetto italiese. Ma tant’è.
Quello che comunque resta assolutamente incomprensibile è il motivo per il quale non si possano leggere le opere degli scrittori a noi coevi ogni anno scolastico, dal primo al quinto: c’è forse un qualche Don Rodrigo al quale non garba?…O è solo una bravata?… Mah! In questo, come in altri misteri italiani il buon senso se ne sta nascosto per timore del senso comune. Ci sia permessa solo una noticina a piè di pagina: se, come riportato da Qualcuno, il problema è la comprensione del testo, porre in primo piano meramente questo o quel classico della letteratura significa lasciare sullo sfondo il campo di una battaglia persa. Quella contro la superficialità più greve.
