Marò. Latorre e Girone distanti, ma sempre più amici

Massimiliano Latorre, che ha ottenuto dalla Corte Suprema indiana un permesso di 4 mesi per curarsi in Italia, continua il suo percorso circondato dall’affetto dei suoi cari, ma il pensiero va sempre al collega/amico Salvatore Girone, rimasto a New Delhi

L’amicizia va oltre le contingenze della vita.  Forse lo spot più bello per questo sentimento che non può essere messo in discussione dagli opportunismi e dalle vigliaccherie del quotidiano lo fanno Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò italiani che hanno vissuto insieme, fino a qualche settimana fa, la vergognosa disavventura che sta dando discredito all’Italia a livello internazionale.  Dopo anni di detenzione in un Paese straniero in attesa di un giudizio della magistratura indiana che ancora deve arrivare e del quale, molto probabilmente, non sarebbe nemmeno titolare Massimiliano e Salvatore sono stati costretti a separarsi da un evento che nulla ha a che fare con la positiva risoluzione della vicenda che si trascina ormai dal 15 febbraio 2012, giorno in cui nell’incidente tra la Enrica Lexie e il Sant’Anthony, a largo delle coste del kerala, morirono due pescatori­ del posto.

Uno dei due, infatti, “gode” di un permesso di quattro mesi concesso dalle autorità indiane per riprendersi dall’ischemia celebrale che lo aveva colpito l’ultimo giorno di agosto. Il fuciliere del battaglione San Marco si sta curando circondato dall’affetto della sua famiglia «Sta effettuando la fisioterapia e ogni giorno va in ospedale. Il recupero – ha raccontato Paola Moschetti, compagna di Latorre all’Ansa – avviene a passi molto lenti e richiede tempi lunghi». Il quadro clinico, del resto, è ben più complesso di come era trapelato alla stampa fino a questo momento. Latorre, infatti, è stato colpito «non da una ischemia, ma da un ictus in una zona profonda del cervello» e per questo sta seguendo un programma di riabilitazione abbastanza impegnativo.

Nelle parole di Paola non poteva mancare un pensiero a Salvatore, rimasto a New Delhi da solo «Massimiliano – ha dichiarato la Moschetti – sta qui con sofferenza per il distacco dal suo collega. Non è una semplice malinconia, è  molto provato da questa situazione».

Anche quando era sceso, stanco e provato, dalle scalette dell’aereo militare che lo aveva riportato a casa il primo pensiero di Massimiliano era andato al commilitone dal quale «si era separato con disagio». 

In fondo, da quando è scoppiato il caso Marò i due hanno condiviso praticamente tutto: la lontananza dalla propria Patria, dai propri cari, il giudizio degli italiani che ancora oggi è diviso, l’indifferenza, i continui rinvii. Ma hanno affrontato sempre tutto con dignità, persino questa situazione.

Salvatore Girone dal canto suo, non è sereno. Lo fa sapere papà Michele «Sento mio figlio tutti i giorni ma la sofferenza e il dolore non si possono anestetizzare con pochi minuti via Skype o via telefono tra Salvo e la moglie Vania e i figli, nella casa del borgo di Torre a Mare». «Posso solo dire – ha concluso – che moralmente non sta bene, fisicamente regge».

Sicuramente le avversità hanno cementato l’amicizia tra i due però è anche vero che solo e soltanto in quel frangente, nei momenti di difficoltà che si riconosce un vero amico.