Quando Lecce era brutta e sporca”¦

Viaggio nella trasformazione urbanistica della città di Lecce. Il miracolo della capitale della movida a partire dalla fine degli anni ”™90.

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Territori e trasformazioni. La città di Lecce, meta ricercata del turismo internazionale, non è stata sempre così. Quando non esisteva ancora il brand Salento e la città non aveva alcun appeal culturale nei processi di marketing del territorio era tutta un’altra vita. Oggi Lecce può addirittura inseguire il prestigioso traguardo dei capitale europea della Cultura, ma ieri…

Fino a quindici anni fa la città di Lecce non era il magnifico cigno libero di levarsi in volo, era appena un brutto anatroccolo, sporco e solitario, vittima della sua nascita di lignaggio inferiore, appartenente cioè alla dinastia del Sud povero e arretrato, ridotto a cuscinetto nazionale dopo gli eventi dell’Unità d’Italia.
Fino a poco tempo addietro, almeno fino alla metà degli anni ’90, Lecce era una modesta città come tante in Puglia e nel Sud, forse più nota per via del barocco, ma sconosciuta come capitale del divertimento.
Negli anni ’80 in città c’erano tre o quattro ristoranti, degni di nota, un paio di alberghi significativi e non esistevano i bed and breakfast, mentre gli agriturismi in zona erano inesistenti.

Le vie del centro storico erano attraversate dalle automobili e a causa del traffico i monumenti erano anneriti dal monossido di carbonio. C’era poco da stare allegri, le comitive di turisti e forestieri erano contate, un evento raro insomma, non certo come siamo abituati a vedere oggi.
Le vie di Lecce vecchia erano pavimentate con asfalto malconcio, il basolato non lo conosceva nessuno. Perfino piazza Sant’Oronzo e Piazza Duomo erano prive del pavimento più idoneo, ed erano, soprattutto, un parcheggio come tanti altri, a buon mercato.

Arrivare a Lecce era penoso, dal punto di vista estetico, l’ingresso della superstrada era così degradato e sgradevole che faceva disonore alla storia della città. Le mura della fortificazione medievale erano sporche e abbandonate, il castello di Lecce una discarica nel cuore della città.
Per non parlare dei monumenti, o delle più importanti dimore storiche: un’autentica vergogna. Palazzi interi abbandonati e preda di emarginazione sociale; quella che trionfava nei rioni di Lecce vecchia, abbandonati alla loro vetustà, luoghi poco sicuri e malsani in generale.
La cosiddetta Lecce bene andava a vivere oltre la circonvallazione o nel quartiere San Lazzaro, o in zona Salesiani. Il centro storico era il territorio della malavita, abitarci era sintomo di indigenza o povertà, salvo pochi casi ovviamente.
La zona della Chiesa Greca era sinonimo di pericolo sociale, l’esatto contrario di ciò che è oggi.

Ma poi avvenne il miracolo. A partire dalla metà degli anni ’90, con l’amministrazione di Stefano Salvemini prima e di Adriana Poli Bortone poi, la città cominciò a respirare aria nuova.
Arrivò il provvedimento di chiusura al traffico di Piazza Sant’Oronzo con l’isola pedonale e arrivarono le risorse dall’Europa per finanziare progetti di riqualificazione e rigenerazione urbana, il primo e più famoso fu il Piano Urban che consentì il recupero del vecchio palazzo dei Teatini adiacente alla chiesa di Sant’Irene, l’ex Conservatorio di Sant’Anna in Corso Libertini e Palazzo Turrisi alle spalle del Duomo. Tre interventi strategici che aprirono la strada al processo di rivitalizzazione del centro storico.
Per una sorta di effetto emulazione in tanti cominciarono a ristrutturare vecchie proprietà, ad acquistare case da abitare nel centro storico e ad avviare attività commerciali.

Tra il il 1995 e il 2000 scoppiò il boom dei pub e dei ristoranti e nel giro di qualche anno Lecce divenne la capitale della gastronomia e della movida, grazie anche ad una nuova cultura di gestione dell’arredo urbano e di promozione dell’immagine del territorio.
Lecce e il Salento crescevano, attraverso la pianificazione di eventi di spettacolo, di musica e di arte mai visti prima, con cartelloni in grado di richiamare artisti e personaggi da tutto il mondo.
Sconosciuta al cinema, Lecce divenne, a cavallo degli anni 2000, un set naturale tra i più ambiti del Mediterraneo.
Questo breve viaggio nella storia di ieri serve a capire su cosa e su chi poggia l’impianto della Lecce moderna, che merita rispetto e nuova gloria. Perché per costruire la novità ci sono voluti anni, ma per distruggere tutto basta davvero niente.



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