Arrestata per presunta mazzetta: giudice onorario lascia il carcere. Concessi i domiciliari

Si è tenuta, nella mattinata di ieri, presso carcere di Borgo San Nicola, l’udienza di convalida dell’arresto di Marcella Scarciglia. Il gip Carlo Cazzella ha concesso all’indagata gli arresti domiciliari.

Dopo l’udienza di convalida dell’arresto, il giudice onorario Marcella Scarciglia lascia il carcere.
Il gip Carlo Cazzella le ha concesso i domiciliari accogliendo l’istanza degli avvocati Giuseppe Corleto ed Antonio Malerba. Infatti, ritiene il giudice “la confessione dell’indagata esclude in radice un concreto ed attuale pericolo d’inquinamento probatorio”. Invece, per il dr. Cazzella, “sussiste un concreto un concreto ed attuale pericolo di reiterazione della condotta, ove la Scarciglia dovesse riprendere le funzioni di giudice onorario”.
Il gip, soprattutto, attraverso apposita ordinanza, ha riqualificato il reato di concussione, in induzione indebita a dare o promettere utilità, “in presenza di una pressione morale con efficacia condizionante più tenue rispetto all’abuso tipico della costrizione con violenza o minaccia”. Dunque, ritiene il giudice, si è trattato “in sostanza di un’opera di persuasione finalizzata ad ottenere una ricompensa”.
Invece, il pm Paola Guglielmi aveva chiesto la “conferma” dell’arresto e del carcere, con l’accusa di concussione. Il fascicolo relativo a questa operazione sarà ora trasmesso per competenza alla Procura di Potenza, trattandosi di reati che riguardano la magistratura salentina.

L’interrogatorio

Nella mattinata di ieri, presso il carcere di Borgo San Nicola, la 44enne di Veglie ha risposto alle domande del giudice, fornendo la propria versione dei fatti. Marcella Scarciglia ha dunque ricostruito la vicenda, negando l’ipotesi accusatoria di concussione. Ella si è giustificata affermando di trovarsi in ristrettezze economiche, dopo la separazione coniugale ed anche per le spese affrontate nella cura degli anziani genitori. Invece, secondo il gip Cazzella, l’indagata non avrebbe fornito adeguate spiegazioni, “su ulteriori inquietanti aspetti della vicenda, quali la convocazione dell’avvocato di una delle parti in causa per valutare se la consulenza fosse di suo gradimento, la richiesta di aiuto al consulente per la redazione della sentenza, il coinvolgimento di un cancelliere, il cui comportamento, secondo quanto riferito dal denunciante non appare trasparente”.
Invece, subito dopo l’arresto, il got Scarciglia avrebbe reso spontanee dichiarazioni asserendo che il perito le avesse chiesto come potesse fare per farle avere un presente. Per quel motivo, ella le avrebbe fornito indirizzo e numero di telefono. Ecco perché, secondo la got, il consulente si recò presso la sua abitazione con la busta di denaro che lei non si aspettava di ricevere.

Gli agenti della Polizia di Stato hanno arrestato il got, martedì scorso, in flagranza di reato, grazie all’aiuto di un perito grafologo. La donna è stata condotta nel carcere di Borgo San Nicola.

Il giudice avrebbe offerto nuovi incarichi ad un consulente, se questi le avesse consegnato la somma di circa 1.500 euro euro. È così scattato il “piano” per incastrarla. Il perito si è recato presso l’abitazione del giudice e ha finto di stare al gioco, mentre gli agenti monitoravano di nascosto tutte le fasi della consegna della “bustarella” con il denaro. Conclusa la “transazione” sarebbero usciti allo scoperto, facendo scattare l’arresto in flagranza.

Il cancelliere indagato

Nell’inchiesta risulta indagato anche il cancelliere A.D. in servizio presso il Tribunale civile di Lecce. Risponde, a piede libero, dell’ipotesi di reato di concorso in concussione.

Secondo l’accusa, il cancelliere avrebbe in qualche maniera fatto da tramite, tra il perito (che ha denunciato i fatti) e il got Marcella Scarciglia.

L’uomo, assistito dall’avvocato Donato Mellone, è stato interrogato sempre martedì scorso, dagli agenti della Polizia di Stato distaccata in Procura, agli ordini del dirigente Antonio De Carlo. Si è difeso affermando di non aver mai preso soldi, ma di avere solo commesso solo la leggerezza di aver “caldeggiato” l’incontro con il got.



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