Filmini con scene di sesso tra minorenni: accolta la richiesta di ‘messa alla prova’ per sette studenti

Nell’udienza odierna, il gup Aristodemo Ingusci del Tribunale dei Minorenni, sulla scorta della relazione presentata dai servizi sociali, ha recepito l’istanza della difesa. La maggior parte dei giovani studenti frequenta un noto liceo leccese.

Il giudice accoglie la richiesta di "messa alla prova" per i sette studenti minorenni, coinvolti nel vorticoso giro di video hard.  Nell'udienza odierna,  il gup Aristodemo Ingusci del Tribunale dei Minorenni, sulla scorta della relazione presentata dai servizi sociali, ha "recepito" l'istanza della difesa. In mattinata, hanno discusso anche gli operatori che hanno seguito gli studenti in questi mesi, esponendo i buoni risultati ottenuti.

Il 9 marzo 2017 il giudice disporrà ufficialmente la messa alla prova (dovrebbe essere accolta anche per gli studenti nel frattempo maggiorenni) . Verranno inoltre presentate dai servizi sociali, le relazioni con un progetto personalizzato per ciascun ragazzo. A quel punto, il giudice stabilirà il periodo di "prova" ed i lavori di pubblica utilità da svolgere. Fisserà poi un'altra udienza in cui deciderà se "l'esame" sia andato a buon fine. In caso di esito positivo, gli indagati "eviteranno" il processo penale.

Gli indagati sono tre ragazzini  di Lecce, due di Trepuzzi, uno di Cellino San Marco ed un altro di Melendugno. La maggior parte dei giovani studenti frequenta un noto liceo leccese, mentre due indagati, una scuola privata del capoluogo salentino. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Michele Palazzo, Vincenzo Magi, Mario Fazzini, Cristiano Solinas, Massimiliano Petrachi, Francesco De Iaco, Cosimo Rampino, Umberto Bisciotti.
   
Ricordiamo che nei mesi scorsi, il pm Anna Carbonara del Tribunale per i Minorenni ha chiesto il rinvio a giudizio per sette ragazzi, tra cui compare anche il nome della 16enne che aveva sporto denuncia, attraverso la madre. Rispondono a vario titolo ed in diversa misura, dell'accusa di detenzione, produzione e divulgazione di materiale pedopornografico.
  
Ricostruiamo le varie fasi dell'inchiesta avviata alla fine di aprile 2015 e conclusasi nel maggio scorso. La madre di una studentessa minorenne (all'epoca dei fatti 16enne) presenta una denuncia; due alunni (successivamente se ne aggiungeranno altri) vengono iscritti nel registro degli indagati, mentre la loro compagna di classe risulta "parte offesa". Il genitore riferisce agli inquirenti che per quanto raccontatagli dalla figlia, ci sarebbero quattro video che riprendono la ragazzina durante atti sessuali con minorenni. Sarebbero stati realizzati fuori dalla scuola.
 
I giovani studenti utilizzavano appartamenti, nella disponibilità di genitori, zii e nonni. I video sarebbero stati girati all'insaputa della figlia e messi in circolazione contro la sua volontà. Nei mesi successivi, viene depositata la consulenza tecnico informatica sui telefoni degli indagati e della persona offesa. Dopo un'attenta analisi, sarebbero emersi nuovi importanti elementi ai fini delle indagini; la 16enne avrebbe inviato diversi video su Whatsapp, con espliciti riferimenti a nomi e cognomi dei protagonisti, oltre a fotografie dal contenuto pornografico autoprodotte. Nel febbraio del 2016, la ragazza viene iscritta nel registro degli indagati.
 
La giovane liceale nel verbale d'interrogatorio, avrebbe ammesso gli addebiti, dichiarando di aver partecipato a quei video soltanto per attirare l'attenzione di alcuni protagonisti della vicenda. Dalla consulenza tecnica della Procura, emergerebbe anche il nome di un prete che avrebbe inviato il primo video, "anticipando" all'interlocutore di poter mandare anche altri filmati. L'uomo è stato iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico. La posizione del sacerdote è finita al vaglio della Procura ordinaria. Come quella di un maggiorenne della provincia di Taranto, che avrebbe creato un "evento" in cui  "invitava ad accoppiarsi" con la ragazzina.
 
Le indagini condotte dal sostituto procuratore Maria Vallefuoco sono ancora in corso.
 



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