“Le Veneri” su spaccio di droga ed estorsioni, Procura invoca quasi un secolo di carcere

Dinanzi al gup Sergio Tosi, si è tenuta la requisitoria del pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, Carmen Ruggiero, presso l’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola.

La Procura invoca quasi un secolo di carcere per 10 imputati del maxi processo con rito abbreviato relativo all’operazione investigativa “Le Veneri” che, nel luglio scorso, ha permesso di sgominare un’associazione a delinquere attiva nel mercato della droga. Dinanzi al gup Sergio Tosi, il Pubblico Ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce Carmen Ruggiero, nel corso della requisitoria tenutasi presso l’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola, ha chiesto: 16 anni per Pio Giorgio Bove, 34 anni di Parabita; 10 anni per Giorgio Bove, 25 anni di Matino; 8 anni e 3 mesi per Metello Durante, 30 anni di Tuglie; 8 anni per Cosimo Francone, 51 anni di Tuglie; 14 anni per Salvatore Martello De Maria, 47 anni di Tuglie; 8 anni per Addolorata Donadei, intesa Ada, 31 anni di Parabita; 8 anni e 3 mesi per Michel Perdicchia, 30 anni di Matino; 4 anni e 4 mesi per Andrea Maniglia, 45 anni di Monteroni; 6 anni ad Antonio Giordano, 34 anni, di Monteroni; 12 anni per Antonio Manco, 32enne di Parabita. Il pm ha chiesto l’assoluzione per Giuseppe Imperiale, 38 anni di Tuglie.

Rispondono a vario titolo ed in diversa misura di: associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti; detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti; estorsione aggravata dalla metodologia mafiosa. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Mariangela Calò, Stefano Palma, Luca Guido, Angelo Ninni, Luca Laterza, Alberto e Luigi Corvaglia, Maria Greco, Stefano Pati, Giovanni Scarlino.

Le indagini

L’indagine “Le Veneri”è stata condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia di Gallipoli e ha consentito di disarticolare un’associazione a delinquere, strutturata secondo uno schema verticistico, composta da persone facenti parte della Sacra Corona Unita.

L’associazione a delinquere, capitanata da Pio Giorgio Bove, legato al clan Giannelli, si occupava della distribuzione di droga al dettaglio (cocaina, hashish e marijuana), attraverso i sodali Giorgio Bove e Michel Perdicchia per il territorio di Matino.Metello Durante a Cosimo Francone si occupavano dello spaccio nella zona di Tuglie. E come detto, dopo l’arresto di Pio Giorgio Bove, nel dicembre del 2018, la moglie Addolorata Giannelli riceveva le sue direttive durante i colloqui in carcere e le trasmetteva a Salvatore Martello De Maria, suo principale referente. Nell’ordinanza di custodia cautelare emerge il ricorso ad un linguaggio criptico con l’utilizzo di termini quali: esca, alga, malota, batteria etc. per riferirsi alla droga.

E viene evidenziato un particolare retroscena. Antonio Manco, uno dei sodali dell’associazione, nel mese di marzo del 2019 rimaneva coinvolto in un incidente stradale a Parabita e veniva accompagnato in ospedale. Nonostante il ricovero, emerge da alcune intercettazioni, avrebbe però continuato a ricevere droga ed a spacciare. Non solo, in alcune circostanze veniva raggiunto in ospedale (la direzione sanitaria era all’oscuro di tutto) dai clienti, così numerosi “che ci sarebbe voluto un pulmino”. Antonio Manco si occupava anche dell’attività di “recupero crediti” e delle richieste estorsive.

In seguito agli arresti, dinanzi al gip Simona Panzera, si sono tenuti presso l’aula bunker di Borgo San Nicola, gli interrogatori di garanzia. Tutti gli arrestati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.



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