Il mal di testa e l’intervento in Ospedale: Andrea muore a 19anni. Indagati due neurochirurghi del Perrino

Come atto dovuto, il Pubblico Ministero ha iscritto nel registro degli indagati i due neurochirurghi del Perrino che hanno avuto in cui il ragazzo.

Il dolore alla testa, la corsa al Pronto Soccorso del Perrino di Brindisi, il ricovero dopo che era stato rimandato a casa due volte, l’operazione chirurgica e il drammatico epilogo: Andrea Lezzi è stato dichiarato cerebralmente morto. È questo il racconto drammatico dei genitori di un 19enne di Lequile che, sconvolti dal dolore, vogliono capire cosa sia accaduto da quando hanno accompagnato il figlio in Ospedale la prima volta, il 27 dicembre, al giorno del decesso, il 2 gennaio. Assistiti da Studio3A-Valore S.p.A ora chiedono chiarezza.

Come atto dovuto, il Pubblico Ministero Francesco Carluccio ha iscritto nel registro degli indagati i due neurochirurghi che hanno avuto in cura il ragazzo. Un passo necessario in vista dell’autopsia disposta dal Pm. Toccherà al medico legale Biagio Solarino, dell’istituto di medicina Legale del Policlinico Universitario di Bari e al neurochirurgo del Policlinico barese, Carlo Del Vecchio cercare di dare le prime risposte, stabilendo le cause del decesso. L’incarico sarà conferito domani, negli uffici della Procura. All’esame parteciperà anche il dott. Andrea Molino, medico legale di parte per la famiglia Lezzi messo a disposizione da Studio3A.

La ricostruzione del dramma

Al ragazzo, a causa di un’emorragia cerebrale subita da piccolo, era stata applicata una derivazione ventricolo-peritoneale. Era sotto controllo e seguiva una terapia farmacologica, ma conduceva una vita del tutto normale praticando anche sport a livello agonistico, il sollevamento pesi per la precisione. L’incubo per la famiglia, come raccontano, comincia il 27 dicembre, quando il 19enne ha cominciato a lamentare un violento mal di testa. I genitori, temendo si trattasse di un evento collegato alla derivazione, l’hanno accompagnato al pronto soccorso del “Perrino”, nosocomio dove lavora il neurochirurgo che lo aveva operato all’epoca.

Il paziente sarebbe stato sottoposto ad una Tac che non avrebbe evidenziato danni o patologie in corso. Così, dopo poche ore Andrea sarebbe stato dimesso, con l’unica prescrizione di aumentare il dosaggio del medicinale che già assumeva. Nel pomeriggio del 31 dicembre, persistendo le emicranie che gli procuravano anche autentici tremori, la madre e il padre del ragazzo lo hanno riportato all’ospedale di Brindisi. I sanitari, non ritenendo vi fosse uno stato di urgenza, lo avrebbero rimandato a casa.

I dolori non solo non passavano, diventavano sempre più lancinanti. Così, la sera stessa, il ragazzo e i suoi genitori sono tornati per la terza volta al Perrino. Dopo aver atteso per alcune ore al Pronto Soccorso, alle 5.00 del giorno di Capodanno il 19enne è stato ricoverato per essere sottoposto a nuovi controlli, tra cui un’altra Tac. Accertamenti che – secondo il racconto dei genitori – hanno evidenziato problemi seri, visto che sono stati richiamati in tutta fretta da un neurochirurgo (erano tornati a casa) per informali che doveva sottoporre il figlio a un intervento all’addome per verificare lo stato della derivazione, e che si sarebbe consultato con altri colleghi per valutare se eseguire un’altra operazione con lo stesso scopo a livello cranico.

Un paio d’ore dopo essere uscito dalla sala operatoria ed essere stato riportato nella sua stanza, Andrea Lorenzo avrebbe iniziato ad accusare terribili dolori al capo e tremori. Poi sarebbe svenuto e caduto in coma. Il ragazzo sarebbe stato rianimato, sottoposto a un secondo intervento cranico per verificare la funzionalità del catetere per il reflusso encefalo addominale, ma dopo l’operazione è stato dichiarato cerebralmente morto.

Attraverso il consulente legale Luigi Cisonna, i genitori del 19enne si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, ed è stata presentata una denuncia presso la stazione dei carabinieri di Lecce riferendo ogni circostanza e chiedendo all’autorità giudiziaria di procedere con ogni atto ritenuto opportuno, in particolare il sequestro delle cartelle cliniche e l’autopsia, per verificare se possano configurarsi responsabilità colpose da parte dei sanitari nella gestione del caso, con particolare riferimento a eventuali sottovalutazioni della gravità del problema lamentato fin dal primo accesso al pronto soccorso dell’ospedale Perrino.