Ex carabiniere ammazzato a colpi di fucile. Riesame annulla l’ordinanza del gip. L’arrestato torna in libertà

La decisione del Tribunale del Riesame sarebbe dettata da una questione procedurale, legata alla mancanza di autonoma valutazione del gip

Il Riesame annulla in via preliminare l’ordinanza di applicazione della misura cautelare in carcere per Michele Aportone, 70enne di San Donaci, accusato dell’omicidio di Silvano Nestola, 46enne di Copertino. Il Tribunale del Riesame (Presidente Carlo Cazzella, relatore Giovanni Gallo, a latere Pia Verderosa) non è entrato nel merito del procedimento, ma avrebbe stabilito l’annullamento del provvedimento, per una questione procedurale, legata alla mancanza di autonoma valutazione del gip. Anche la difesa, ha eccepito la questione della nullità dell’ordinanza del gip.

Adesso, la Procura potrà richiedere una nuova applicazione della misura cautelare in carcere che dovrà essere motivata da esigenze di eccezionale rilevanza, considerando anche il fatto che l’arrestato ha già compiuto 70 anni. Michele Aportone, sottoposto a fermo nei giorni scorsi poiché considerato il colpevole dell’omicidio del carabiniere in congedo Silvano Nestola, è tornato a piede libero. Ed a tal proposito l’avvocato Francesca Conte, afferma che: “la decisione del Riesame è motivo di grande soddisfazione, poiché il lavoro fatto in questi mesi è stato premiato“.

In mattinata, si è tenuta la discussione in aula, dinanzi al Riesame. L’avvocato Francesca Conte ha chiesto l’annullamento nel merito dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, a firma del gip Sergio Tosi. Il legale ha sottolineato la mancanza dei gravi indizi colpevolezza a carico di Aportone. In particolare, non c’è la prova della sua partecipazione al delitto, anche perché non è ancora chiaro se a sparare sia stato un uomo o una donna. E poi, ha sostenuto l’avvocato Conte, non c’è prova del movente, considerando anche il fatto che Michele Aportone non conosceva personalmente la vittima. Il difensore ha, infine, rimarcato il fatto che non è mai stata ritrovata l’arma del delitto.

La Procura sostiene invece che sia stato Aportone ad uccidere Nestola. I sostituti procuratori Paola Guglielmi ed Alberto Santacatterina hanno ribadito in aula (era presente anche il procuratore capo Leonardo Leone De Castris), quanto sostenuto nella richiesta di fermo, a carico del 70enne di San Donaci, accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi.

Ed hanno ripercorso le tappe della vicenda. Silvano Nestola, dopo essersi separato dalla moglie aveva iniziato dall’estate scorsa una relazione con la figlia di Michele Aportone. Tale relazione non era vista di buon grado ed era stata fortemente osteggiata dal padre della ragazza e dalla moglie Rossella Manieri che vedeva in Silvano il responsabile della separazione della figlia dal marito.

Addirittura i genitori avevano attivato un Gps che veniva utilizzato per monitorare gli spostamenti della figlia.

Inoltre, dalla carte dell’inchiesta sarebbe emersa la decisione della fglia, comunicata ai genitori, di trascorrere l’estate, in compagnia di Silvano Nestola, presso un appartamento affittato a Torre Lapillo. E questo fatto, potrebbe avere acuito l’astio verso l’ex carabiniere.

Sono state acquisite, durante le indagini condotte dai carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Lecce, coadiuvati dagli uomini del Raggruppamento Operativo Speciale, le immagini di un sistema di videosorveglianza installato in una zona non distante dall’area sosta camper “Santa Chiara“ (di cui Michele Aportone risulta titolare) che ritraggono l’uomo a bordo del suo Fiat Ducato alle ore 19.30 circa del 3 maggio, giorno in cui viene ucciso Silvano Nestola. Il 70enne esce per raggiungere l’abitazione di Copertino. Le immagini lo riprenderanno anche al rientro in quella stessa area camper alle ore 22.30 circa, evidentemente dopo aver consumato l’omicidio.

Aportone, però, non avrebbe compiuto il tragitto verso casa della sorella di Nestola, a bordo del furgone; dopo averlo lasciato nei pressi di una carrozzeria di Leverano, l’uomo aveva proseguito il percorso a bordo di un ciclomotore che evidentemente aveva dapprima caricato sullo stesso furgone.

Il mezzo era stato poi ritrovato bruciato, proprio nei pressi dell’area camper gestita da Michele Aportone, il quale si era preoccupato di distruggerlo al fine di scongiurare la scoperta di tracce della sua colpevolezza.

Ulteriori sviluppi dalle indagini sono arrivati dagli esami scientifici eseguiti dal Ris di Roma che hanno accertato la presenza di minuscole particelle di polvere da sparo sugli indumenti dell’assassino riconducibili ai colpi esplosi da un fucile da caccia.

Tale tesi della Procura era stata accolta dal gip Sergio Tosi che sostiene nell’ordinanza, a proposito di Aportone che ci si troverebbe “di fronte ad un vero e proprio sicario, e cioè di chi commette un omicidio a seguito di un’attenta ed accurata pianificazione”.

E il gip aggiunge: “La violenza utilizzata per sopprimere Nestola… ben potrebbe essere utilizzata nei confronti di tutti coloro (familiari e persone a lui estranee) che finora hanno reso dichiarazioni nel presente procedimento che costituiscono elementi di prova a suo carico”.



In questo articolo: