Operazione ‘Diarchia’ su clan Montedoro: al setaccio cellulari e computer degli imputati

Il conferimento e’ stato fissato per martedì prossimo 5 luglio, dal sostituto procuratore Antimafia Guglielmo Cataldi. Si tratta di un accertamento tecnico irripetibile, riguardante l’estrapolazione dei dati contenuti nel materiale informatico, sequestrato agli indagati.

La Procura incarica tre periti informatici per la trascrizione delle intercettazioni telefoniche relative ai 14 indagati dell'operazione investigativa «Diarchia». Il conferimento è stato fissato per martedì prossimo 5 luglio dal sostituto procuratore Antimafia Guglielmo Cataldi.  Si tratta di un accertamento tecnico irripetibile, riguardante l'estrapolazione dei dati contenuti nei telefoni cellulari e computer, sequestrati agli indagati. La Procura affiderà l'incarico ai periti: Tania De Benedittis; Antonio Tamborrino e Maurizio Ingrosso.Da questo momento, i difensori degli indagati possono nominare i propri consulenti.
 
Ricordiamo che il 30 maggio scorso 14 persone sono state raggiunte dai decreti di fermo , poiché accusate a vario titolo è in diversa misura, di “Associazione mafiosa”, “tentato omicidio aggravato”, “Associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti”, “Detenzione di Armi”, “Ricettazione”e “Furto Aggravato”.
 
Successivamente, il gip Alcide Maritati ha convalidato i fermi di: Tommaso Montedoro, 41enne di Casarano, Damiano Cosimo Autunno, 47enne di Parabita, Sabin Braho, 34enne di nazionalità albanese ma residente a Brindisi; Giuseppe Corrado, 45enne di Ruffano, Salvatore Carmelo Crusafio, 42enne di Matino, Luca Del Genio, 26enne e Antonio Andrea Del Genio, 31enne di entrambi di Casarano, Marco Petracca, 41enne di Casarano, Maurizio Provenzano, 46enne leccese; Lucio Sarcinella, 21enne di Casarano e Ivan Caraccio, 30enne di Casarano, che resta comunque detenuto presso il carcere di Borgo San Nicola. Quest’ultimo fu arrestato dai Carabinieri pochi giorni prima del blitz  per detenzione di sostanze stupefacenti,  al fine di " salvargli la vita". Infatti Caraccio, reo di non aver rispettato la regola fondamentale del silenzio, per il clan Montedoro doveva ‘sparire’. E probabilmente sarebbe stato un caso di lupara bianca se non fossero intervenuti i militari.
 
Invece, il gip non ha convalidato i fermi per mancanza del "pericolo di fuga", nei confronti di Domiria Lucia Marsadi Lecce; Andrea Cecere, 37enne di Nardò, Eros Fasano, 53enne di Alliste, Il giudice ha comunque disposto la misura carceraria per la Marsano e gli arresti domiciliari per Cecere e Fasano, in virtù di "gravi indizi di colpevolezza".
 
A muovere i fili del clan, Tommaso Montedoro, 41enne di Casarano che da Vezzano Ligure, in provincia di La Spezia dove si trovava ai domiciliari, controllava la sua città.  Il core business del gruppo, come detto, è il traffico di sostanze stupefacenti. Quantità talmente ingenti di cocaina ed eroina che facevano fruttare fino a 750mila euro ogni due/tre giorni. Il gruppo non ‘disdegnava’ le Banche, prendendo di mira gli sportelli che ‘svuotavano’ con la classica tecnica della spaccata.
 
Malgrado la detenzione “sofferta”, Montedoro, dopo la morte di Augustino Potenza ( è considerato il mandante dell'omicidio), ha conquistato il monopolio sul territorio anche grazie al "suoi uomini".  Spennato, probabilmente doveva fare la stessa fine di Potenza, come dimostrano le modalità con cui è stato architettato il tentato omicidio: un commando formato da 2/3 perone con Kalashnikov e una mitraglietta Sten ha preso di mira l’uomo che ‘miracolosamente’ riuscì a salvarsi.  
 
Gli indagati sono assistiti dagli avvocati: Giuseppe Bonsegna, Biagio Palamà, Walter Zappatore, Mario Coppola, Simone Viva, Elvia Belmonte, Luigi  Rella, Andrea Stefanelli.



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