Spaccio, minacce e tentata estorsione per un debito di droga: 17enne di Lecce finisce sotto processo

Invece, il fratello più grande, minorenne all’epoca dei fatti, ha chiesto la messa alla prova e nella prossima udienza, il giudice dovrebbe accogliere l’istanza della difesa.

Si è svolta nelle scorse ore, l’udienza preliminare a carico di due fratelli minorenni accusati di minacce aggravate, detenzione al fine di spaccio di sostanze stupefacenti e tentata estorsione.

Dinanzi al gup Silvia Minerva presso la Procura dei Minori, l’avvocato Francesco Maria De Giorgi, legale dei due imputati, ha chiesto la messa alla prova per il fratello più grande, 17enne all’epoca dei fatti (ora maggiorenne). Nella prossima udienza fissata per il 30 marzo, il giudice dovrebbe accogliere l’istanza ed i servizi sociali potranno così predisporre un programma di riabilitazione e volontariato. Ricordiamo che al termine del periodo di “messa alla prova” e nel caso in cui il percorso rieducativo dovesse andare a buon fine, il ragazzo avrebbe la possibilità di estinguere il reato e mantenere la fedina penale pulita.

Invece, il fratello più piccolo di 17 anni ha rifiutato di accedere al “perdono giudiziale”, convinto di poter dimostrare la propria innocenza nel corso del processo minorile. L’imputato è stato così rinviato a giudizio e dovrà presentarsi il 3 aprile prossimo dinanzi ai giudici in composizione collegiale.

Invece, P. L. R., 29enne leccese, ritenuto responsabile di concorso in tentata estorsione, è già finito sotto processo, dinanzi al collegio giudicante del tribunale di Brindisi.

L’arresto

Il 6 maggio scorso, i Carabinieri della Compagnia di San Vito dei Normanni e della Stazione di Mesagne hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, nei confronti di P. L. R., 29enne leccese. Oltre all’uomo, sono stati arrestati su ordinanza emessa dal Gip del Tribunale per i Minorenni, due fratelli di Lecce, di 16 e 17 anni all’epoca dei fatti, che sono stati poi ristretti presso l’Istituto Penitenziario Minorile di Bari.

Nell’abitazione dei minori, sono stati rinvenuti 41 grammi di marijuana. Il più piccolo è stato rilasciato subito dopo l’udienza di convalida dell’arresto. L’altro, invece, dopo aver scontato la pena prima in carcere e poi in comunità, è tornato in libertà.

I fatti

Secondo l’accusa rappresentata dal Pubblico Ministero Maria Cristina Rizzo, i due minori, in concorso con il 29enne, detenevano illecitamente al fine di spacciarli, diversi quantitativi di marijuana. Non solo, poiché cedevano in più circostanze nel gennaio 2018, circa 25 grammi a un 48enne residente a Mesagne, dietro il pagamento della somma di 250,00 euro, versata dall’assuntore con due rate.

I tre, inoltre, mediante minacce telefoniche, pretendevano un ulteriore pagamento dello stupefacente. Nella circostanza, minacciavano di sparargli con una pistola calibro 9, oltre a preannunciare il sequestro di un suo amico.

Dalle parole i tre sarebbero passati ai fatti perchè avrebbero trattenuto contro la sua volontà il conoscente della vittima, minacciando di percuoterlo e di tagliargli un orecchio o un dito per poi recapitarlo via posta, se il debitore non avesse consegnato la somma di 250 euro.



In questo articolo: