Processo “favori e giustizia”. Il giudice: “Arnesano non è libero ed imparziale nell’attività di magistrato”

Nelle 123 pagine della sentenza vengono ricostruite le varie fasi della delicata inchiesta e le tappe del processo penale che hanno portato alla condanna di Arnesano a 9 anni di reclusione.

“La funzione di pubblico ministero viene svolta da Arnesano asservendola completamente ad interessi privati, allo scopo di riceverne dette utilità. Arnesano non è libero ed imparziale nell’attività di magistrato, perché è costantemente dedito a definire i fascicoli in modo da realizzare le aspettative dei suoi correi, a prescindere dal merito del procedimento”. È uno dei passaggi chiave delle motivazioni della sentenza, emessa dai giudici in composizione collegiale (Presidente Federico Sergi) del Tribunale di Potenza, nel mese di gennaio, al termine del processo “Favori e Giustizia”. Ricordiamo che Emilio Arnesano venne condannato a 9 anni di reclusione.

Nelle 123 pagine della sentenza, il Presidente Sergi ricostruisce le varie fasi della delicata inchiesta e le tappe del processo penale.

Emilio Arnesano sarebbe stato protagonista di svariati episodi di corruzione a favore di medici e dirigenti della Asl di Lecce, amici del dirigente medico Carlo Siciliano, tra cui Ottavio Narracci (direttore sanitario dell’Azienda sanitaria leccese fino al 2015 e da gennaio 2018 direttore generale della stessa), Giorgio Trianni (dirigente Asl Lecce), Giuseppe Rollo (Primario del Reparto di Ortopedia e Traumatologia del Vito Fazzi), assolto al termine del processo.

In primo luogo si sarebbe trattato di favori a carattere economico, tra cui un’imbarcazione di 12 metri venduta da Siciliano ad Arnesano ad un prezzo di favore. Inoltre venivano preordinate delle battute di caccia in Basilicata, per compiacere il magistrato. Questo per far ottenere a Narracci l’assoluzione dall’accusa di peculato davanti al Tribunale di Lecce. E poi altri favori ottenuti da altri dirigenti tra cui visite mediche specalistiche per sé e per amici e familiari o la vendita di beni a prezzi irrisori.

Nelle motivazioni della sentenza si legge: “E allora chiaro che dette consistenti utilità economiche, ricevute a strettissimo giro e prive di altra plausibilità causale, non possono non giustificarsi se non nell’ottica della messa a disposizione di Arnesano nei confronti di Siciliano, che già all’epoca era personalmente interessato a “comprare” i favori di un influente magistrato della Procura di Lecce, in quanto assegnato alla sezione dei reati contro la p.a.”. In una conversazione ambientale, Sicliano ammetteva che proprio la vendita della barca ad un prezzo di estremo riguardo aveva cementato il rapporto tra lui ed Arnesano, instaurando una “comunione di sensi…indissolubile”.

Il presidente Sergi si sofferma poi sulla conduzione di Arnesano del processo Narracci, affermando: “È chiaro che la conduzione del processo per garantirne il buon esito è ricollegabile alla precedente messa a disposizione del magistrato nei confronti di Siciliano, amico intimo di Narracci e personalmente interessato alle sue sorti giudiziarie, anche per un tornaconto personale”.

Nelle motivazioni della sentenza si legge poi: “Arnesano si mette a disposizione degli amici di Siciliano..per conseguire in futuro un trattamento di favore dal gruppo dei dirigenti Asl….(quali l’assunzione di amici ed una corsia preferenziale nella prenotazione di visite mediche)”.

Secondo l’accusa poi, il magistrato Emilio Arnesano “vendeva l’esercizio della sua funzione giudiziaria in cambio di incontri sessuali e altri favori“. Il PM leccese avrebbe stretto un rapporto con il legale Benedetta Martina e in diverse occasioni avrebbe pilotato procedimenti in cui gli indagati erano assistiti dall’avvocatessa, ottenendo in cambio dalla stessa prestazioni sessuali.

Ed a tal proposito, si legge nella sentenza del tribunale: “…da un lato Arnesano si prestava in modo continuativo a soddisfare le richieste dell’avvocatessa Martina in merito ai procedimenti da lei seguiti, dall’altro lato questa contraccambiava i favori ricevuti consumando con il dott. Arnesano rapporti sessuali, furbescamente concessi con il contagocce, sì da mantenere sempre il controllo della situazione, tanto che il pm si lamentava della scarsa frequenza degli incontri”.

Arnesano è difeso dagli avvocati Luigi Covella e Luigi Corvaglia che presenteranno ricorso in Appello.

Il collegio ha inoltre condannato a 1 anno e 4 mesi con le attenuanti generiche, pena sospesa, l’avvocato Manuela Carbone, 35 anni di Matino (2 anni), difesa dal legale Antonio Savoia che potrà fare Appello. Disposta l’assoluzione, invece, “per non aver commesso il fatto”, per il dirigente medico Giuseppe Rollo, 60 anni di Nardò (chiesti 4 anni e 6 mesi), assistito dai legali Renata Minafra e Ladislao Massari.

E poi, come richiesto dalla Procura, assoluzione per il reato di abuso d’ufficio per l’avvocato Mario Ciardo, 57enne di Tricase, difeso dai legali Gabriele Valentini e Ladislao Massari. Assoluzione con la stessa formula e per lo stesso reato, insieme ad Arnesano, anche per gli avvocati Augusto Conte, 79 anni di Ceglie Messapica, assistito dai legali Aldo Morlino e Carlo Panzuti e per Federica Nestola, 33 anni di Leverano, difesa dagli avvocati Alberto ed Arcangelo Corvaglia.

Ricordiamo che, al termine del processo con rito abbreviato (consente lo sconto di pena di un terzo), gli stessi giudici hanno inflitto: 3 anni e 8 mesi con le attenuanti generiche per l’ex Direttore Generale dell’Asl Ottavio Narracci, 61 anni di Fasano (4 anni e 7 mesi), difeso dai legali Cesare Placanica e Giangregorio De Pascalis del Foro di Trani, e 5 anni per il dirigente medico Carlo Siciliano, 65 anni di Lecce (6 anni e 7 mesi), assistito dagli avvocati Amilcare Tana e Nicola Buccico. I difensori presenteranno ricorso in Appello.

Le accuse a vario titolo ed in diversa misura sono: corruzione in atti giudiziari; induzione a dare o promettere utilità a pubblici ufficiali e abuso d’ufficio, rivelazione di segreti d’ufficio.

E poi nei mesi scorsi, in una delle prime udienze del processo, ha patteggiato la pena ad 1 anno ed 11 mesi, il dirigente medico Giorgio Trianni, 67 anni di Gallipoli. Patteggiamento a 2 anni ed 8 mesi, prima dell’inizio del processo, invece, per l’avvocato Benedetta Martina, 32 anni di Copertino.

Il collegio difensivo è completato dagli avvocati: Stefano Prontera, Francesco Paolo Sisto, Stefano Chiriatti.