Viene dimessa dall’ospedale dopo una visita e il feto muore alcuni giorni dopo. Ginecologa sotto processo

Il 20 maggio del 2021, la giovane partoriente dopo essere stata visitata dal proprio ginecologo di fiducia, apprendeva che il bimbo era oramai privo di vita.

Una ginecologa finisce sotto processo con l’accusa di avere provocato la morte di un feto.

R.T.., 57enne leccese, è stata raggiunta nelle scorse ore da un decreto di citazione diretta giudizio a firma del pm Maria Rosaria Micucci per l’ipotesi di reato di interruzione di gravidanza.

Dovrà presentarsi il 28 marzo del 2023 dinanzi al giudice monocratico Maddalena Torelli per l’inizio del processo. Assistita dall’avvocato Luigi Covella potrà difendersi dalle accuse nel corso del dibattimento. Invece, la signora che ha perso il proprio bimbo potrà costituirsi parte civile con gli avvocati Marco Castelluzzo e Gregorio Fusco.

In base a quanto ricostruito nell’esposto da una giovane coppia leccese, i fatti si sarebbero verificati a partire dal 6 maggio del 2021. La partoriente che si trovava al nono mese e aveva avuto fino a quel momento una gravidanza regolare, si recava presso l’ospedale Vito Fazzi per una visita di controllo a causa di uno stato di malessere, come consigliato dal suo ginecologo di fiducia. Il tracciato avrebbe evidenziato un lieve rallentamento del battito cardiaco del bimbo, che non avrebbe destato particolare preoccupazione nei medici. La giovane donna veniva così dimessa senza la prescrizione di ulteriori controlli.

Il 20 maggio del 2021, la donna dopo essere stata visitata dal proprio ginecologo di fiducia, apprendeva che il bimbo era oramai privo di vita.

Dopo la denuncia, il pm Roberta Licci ha iscritto nel registro degli indagati i nominativi di due medici del Vito Fazzi, in vista dell’autopsia, affidata al medico legale Alberto Tortorella, supportato dal ginecologo Pantaleo Greco.

Dagli accertamenti sarebbe emerso come R.L., in qualità di consulente di turno dell’ospedale Vito Fazzi avrebbe determinato la morte del feto “per sofferenza ipossico ischemica”. Nello specifico, dopo aver preso in carico la paziente dal pronto soccorso con percorso Fast Track, non avrebbe disposto l’immediato ricovero, nonostante l’esito del tracciato cardiotografico che indicava una sofferenza fetale insorta da poco tempo. E avendo erroneamente interpretato i dati dell’esame strumentale, disponeva le dimissioni della paziente e la rassicurava sull’assenza di condizioni di rischio.

La posizione di un medico del pronto soccorso è stata invece stralciata.



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