Spara all’amico con la sua pistola dopo una lite e fugge: arrestato

Interessato all’acquisto di una pistola, si reca insieme ad un ex guardia giurata in una Masseria dismessa per provare l’arma, ma partono nove proiettili, tre dei quali feriscono l’amico. Arrestato per tentato omicidio idraulico 32enne.

Uno, ex guardia giurata, deteneva regolarmente una pistola. L’altro, idraulico 32 enne con precedenti di polizia, voleva acquistarla. Così, dopo essersi visti, i due hanno deciso di recarsi presso una masseria abbandonata per provare l’arma e, probabilmente, procedere all’acquisto. Ma qualcosa è andato storto. Forse a causa di un litigio per futili motivi, nove proiettili  sono esplosi colpendo l’ex guardia giurata nel basso ventre, all’addome alto e al gomito destro.

 Dopo aver terminato i colpi,  Daniele Tramacere, autore degli spari, sarebbe scappato verso Veglie con l’autovettura e con la pistola dell’amico, lasciando quest’ultimo in balia delle ferite. Lungi dal chiamare immediatamente i soccorsi pubblici, il 32enne ha telefonato al fratello che dopo circa dieci minuti è accorso nei pressi del luogo della sparatoria: la vittima, scappando a piedi dal “fuoco amico” avrebbe percorso diverse centinaia di metri prima di incrociare la macchina del fratello. Quest’ultimo, resosi conto delle condizioni di salute dell’uomo ha chiamato il 118 che, a sua volta, ha informato i Carabinieri.

La vittima è stata operata d’urgenza e, sebbene sia ancora in prognosi riservata, non versa in pericolo di vita. Prima di entrare in sala operatoria, i Carabinieri accorsi al “Vito Fazzi” di Lecce hanno raccolto le “sommarie informazioni” – firmate con la mano sinistra della vittima- che ha indicato nell’amico l’autore dell’aberrante delitto, avvenuto poco dopo le 19.00 – ovvero pochi istanti prima della chiamata al fratello- senza però individuare con esattezza il movente. Avuto il nome del presunto responsabile, per i Carabinieri,  è scattata una caccia all’uomo. Secondo quanto riferito dalla vittima, l’amico sarebbe improvvisamente impazzito con una pistola in pugno e a bordo di un’auto rubata.

Così, dopo aver indossato i giubbini anti-proiettili i militari, disposti in quindici su Veglie, hanno circondato la casa di Tramacere intimandogli di farsi avanti senza opporre resistenza. L’uomo si è quindi consegnato, poco dopo le 20.00, apparentemente molto tranquillo. Sebbene in parte confuse, le sommarie informazioni rese dalla vittima prima di finire in sala operatoria, nei tratti salienti sono state ampiamente riscontrate da diversi altri atti d’indagine: numerose testimonianze, “tabulati telefonici” tra i due ricostruiti in tempo reale sequestrando tutti i telefoni cellulari interessanti (per l’esattezza cinque), sopralluoghi. Tramacere, durante la notte, prima dell’arresto, è stato sottoposto alla prova dello STUB dai militari del Reparto Operativo di Lecce, anch’essi accorsi in aiuto. Militari che si sono anche occupati di effettuare i rilievi sull’autovettura sottratta alla vittima e rinvenuta in Veglie nella prima traversa che si incontra sulla destra, via Dalla Chiesa, rientrando dal campo dove è avvenuta la sparatoria. Durante tutte queste attività d’indagine, Tramacere si è sempre professato innocente. Anzi, ha voluto rendere delle dichiarazioni davanti al suo legale, l’avvocato Salvatore Musco di Veglie, per buona parte discordanti con quanto ricostruito dai militari fino a quel punto. Nonostante ciò, i Carabinieri, dopo aver riunito gli elementi utili a procedere , in accordo con la dottoressa Licci, Pubblico Ministero di turno che ha costantemente seguito nottetempo le operazioni, nella prima mattinata odierna lo hanno dichiarato in stato di arresto.

Prima di essere accompagnato in carcere però, Tramacere ha deciso di collaborare: ha portato i militari operanti nei pressi del luogo della sparatoria (non ancora individuato essendo la campagna completamente buia e soprattutto le dichiarazioni della vittima vaghe sul punto), dove sono stati rinvenuti nove bossoli 9×21, ma soprattutto sul luogo in cui aveva occultato la pistola (sotto un masso a bordo strada distante 4 chilometri dal luogo della sparatoria).

A seguito di ciò, la dottoressa Licci ha raggiunto la Stazione di Veglie per procedere all’interrogatorio dell’arrestato, durante il quale ha cambiato nettamente versione dei fatti, rendendola maggiormente compatibile con quanto già ricostruito. Rispetto a quanto gli viene addebitato, si è difeso soprattutto dicendo che durante la prova concordata della pistola, subito dopo aver averla armata, senza premere il grilletto, sarebbero partiti “a raffica” i nove colpi di pistola, tra cui i tre che hanno accidentalmente colpito l’amico – il racconto verrà vagliato da una apposita perizia sull’arma -. Preso dal panico, non riuscendo a recuperare l’amico in fuga disperata, si sarebbe impossessato della sua auto e si sarebbe preoccupato di cancellare le tracce “dell’incidente avvenuto”. Al posto di chiamare i soccorsi, quindi, si sarebbe tra l’altro recato, immediatamente dopo aver abbandonato l’auto, presso un bar di Veglie per consumare tranquillamente una birra con un amico di vecchia data, mostrandosi in pubblico. Solo in seguito sarebbe rientrato a casa, dove poi i carabinieri lo hanno trovato, tranquillo.

Sono stati sottoposti sotto sequestro: i telefoni cellulari, i nove bossoli, i vestiti indossati da Tramacere e dalla vittima, uno dei proiettili trovati nel corpo della vittima – gli altri due hanno trapassato il corpo –  la pistola che ha sparato. l’auto rubata da Tramacere alla vittima per fuggire, una pistola giocattolo senza tappo rosso e un coltellaccio trovato presso l’abitazione della vittima,  perquisita soprattutto per capire meglio il possibile movente del gesto e per capire se i colpi fossero stati  legittimamente detenuti e registrati, insieme alla pistola, dalla vittima: ipotesi poi non confermata. I colpi sparati sono stati detenuti illecitamente.



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