Maxi Processo ‘Vortice-Déjà-vu’, inflitti oltre 4 secoli di carcere e 20 anni a Sergio Notaro

Le indagini iniziarono dopo il tentato omicidio, di Marino Manca, condannato a 16 anni e Luca Greco, costituitosi parte civile. L’ordine sarebbe partito da Notaro, con il quale i due criminali erano in contrasto per il controllo delle attività illegali nella zona di Squinzano.

Il fiorente traffico di droga ed il redditizio racket delle estorsioni, ma anche feroci contrasti tra clan.  Si è concluso pochi minuti fa, il maxi-processo "Vortice Dèjà-vu"che ha disvelato uno spaccato di storia criminale della Scu.
 
Il gup Stefano Sernia ha emesso una sentenza di condanna per la maggior parte dei 65 imputati che avevano scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. Non sono comunque mancate le assoluzioni. In particolare, va sottolineato un dato: molti imputati sono stati assolti dal reato di associazione mafiosa. Inoltre, il giudice ha disposto delle pene accessorie e  la confisca di numerosi appartamenti. In merito alla posizione di alcuni imputati, il giudice ha "rimesso" gli atti al pm per le opportune valutazioni.
 
Nelle scorse udienze, invece, si sono costituiti parte civile, l'Associazione Antiracket Salento, difesa dall'avvocato Cristian Covella, un imprenditore vittima di racket, difeso dall'avvocato Massimo Bellini ed alcuni personaggi di notevole spessore criminale, quali  Luca Greco, avvocato Maurizio Scardia.
 
Nell'udienza del febbraio scorso, il sostituto procuratore antimafia Guglielmo Cataldi ha invocato complessivi 600 anni di carcere. Il pubblico ministero ha ripercorso le indagini che iniziarono dopo il tentato omicidio, avvenuto quattro anni fa, di Marino Manca e  Luca Greco,su presunto ordine del boss Sergio Notaro, con il quale i due criminali erano in contrasto per il controllo delle attività illegali nella zona.
 
Il boss Sergio Notaro, difeso dall'avvocato Paolo Spalluto, ha scelto di essere giudicato con l'abbreviato condizionato all'ascolto di alcuni testimoni. Quest'ultimo, inoltre, ha rilasciato dichiarazioni spontanee collegato in videoconferenza, al termine della requisitoria del pm Cataldi, negando di avere avuto il ruolo di capo clan.

L'operazione investigativa, coordinata dai pm Antonio Negro e Giuseppe Capoccia è stata condotta dai carabinieri del Ros di Lecce e dai militari della Compagnia di Campi Salentina. Questa consentì di svelare le attività del gruppo criminale, attivo soprattutto nello spaccio di sostanze stupefacenti (marijuana e cocaina in particolare) e nelle estorsioni ai danni degli acquirenti di partite di droga. A quelloperazione è seguita, nel gennaio di quest’anno, il blitz “Paco”, grazie al quale fu smantellato il clan capeggiato dal boss Sergio Notaro, fino ad arrivare al blitz “Vortice Dèjà-vu ultimo atto", avvenuto a marzo. Paco era il soprannome di quello che sarebbe diventato un collaboratore di giustizia: il 31 enne squinzanese, Antonio Pierri.
 
Molti retroscena sui fatti di sangue sono emersi anche grazie all'intensa attività di intercettazioni ambientali nel carcere di Borgo San Nicola, chieste d'urgenza dalla Dda di Lecce e poi eseguite dal RONI ( Reparto Operativo-Nucleo Investigativo dei Carabinieri ) che ha permesso, infatti, di svelare alcuni retroscena sulla guerra di mafia nel Nord Salento, tra il gruppo di Notaro e quello di Marino Manca, ma anche all'interno dello stesso gruppo di Notaro, dove cominciarono a serpeggiare malumori.
 
I militari, difatti, hanno continuato a monitorare con cimici e microspie "piazzate"nella sala colloqui del carcere, il 55enne di Squinzano Sergio Notaro (detto Panzetta) e i suoi collaboratori.Sergio Notaro  fu catturato il 2 dicembre dello scorso anno a Cellino San Marco, dopo un periodo di latitanza, seguendo i movimenti dei suoi sodali, Vincenzo Stippelli e Gianluca Tamborrini.
 

Il collegio difensivo è composto tra gli altri dagli avvocati: Paolo Spalluto, Antonio Savoia, Giancarlo Dei Lazzaretti, Giuseppe Presicce, Rita Ciccarese, Alexia Pinto, Alessandro Costantini Del Sant, Andrea Starace, Francesco Tobia Caputo, Gabriella Mastrolia, Pantaleo Cannoletta, Cosimo Rampino, Angelo Vetrugno, Ladislao Massari, Paolo Cantelmo, Antonio Romano, Donata Perrone, Carlo Reho, Luigi Ingrosso, Benedetto Scippa; Maurizio Scardia, Elvia Belmonte, Silvio Caroli, Mario Ciardo, Michele Palazzo, Cosimo Casaluci, Andrea Capone e Cosimo Castriganò, Ivan Feola.

In allegato tutti i nomi degli imputati e tutte le condanne.



In questo articolo: